Il discorso della statua della Libertà

Nessuno riusciva a credere a ciò che aveva davanti i propri occhi. Al centro di Manhattan la grande Statua della Libertà minacciava imponente che avrebbe distrutto le strade se non l’avessero ascoltata, in poco tempo le strade furono riempite di gente curiosa e di giornalisti pronti per prender nota di tutto ciò che la grande statua aveva intenzione di dire.

“Ho aspettato 130 anni prima di questo momento! Nessuno si permetta di interrompermi!” afferma a gran voce Lady Liberty, staccando i piedi dal basamento e sedendosi su quello stesso granito grigio-rosa “Tutto iniziò nel 1886, come sapete,quando a Frederic Auguste Bartholdi balzo in testa, grazie al discorso sulla libertà di Edouard Laboulaye, l’idea di crearmi. Aiutato da Gustavo Eiffel, che costruì il mio scheletro, lui lo rivestì di ben trecento fogli di rame, ma non è questo ciò di cui volevo parlarvi, bensì del motivo per cui sono stata ideata. – continuava l’enorme statua mentre tutti quanti pendevano dalle sue labbra, ancora sconvolti dallo strano avvenimento – “Deve sorgere negli Stati Uniti come un ricordo della loro indipendenza’ disse Laboulaye nel suo discorso e fu questo il motivo per cui mi crearono: la libertà, e voi ora con i vostri modi disonorate me e coloro che nel 1886 speravano, o meglio erano convinti, che fosse ormai una cosa normale in questo periodo. E invece mi ritrovo ora qui a dovermi ribellare. Dov’è finita la libertà? Quella che tutti bramano ma al contempo stesso tolgono al loro prossimo?” La folla si guardava smarrita in cerca di risposte a cui nessuno era capace di rispondere “In questi anni ho sopportato le vostre sciocchezze! Guerre su guerre per diritti che non vengono apprezzati abbastanza e per libertà ancora non ottenute. Per quanto ancora dovrò sopportare tutto ciò? Quando finirete di odiarvi e uccidervi per qualcosa che già avete? Schiacciate anche voi le catene dell’oppressione e gioite per i vostri diritti apprezzate le vostre libertà”

Siria Crupi IIA

Liceo Scienze Umane “Ugo Mursia”

Carini, plesso Capaci

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