Anche i bambini di Taranto vogliono respirare

ROMA – “Anche i bambini di Taranto vogliono vivere”. Questo è il grido disperato che i genitori di Taranto lanciano in difesa di tutti quei bambini che volevano e vogliono respirare, ma respirare per davvero.

A Taranto la presenza di una grande azienda siderurgica, l’Ilva, ha portato tanti danni. La fabbrica infatti si trova a pochissima distanza dal centro della città e questo causa un forte inquinamento dell’aria respirata dai cittadini. Oggi un gran numero di adulti e di bambini tarantini a causa della grandissima quantità di fumi prodotti dall’Ilva che ogni giorno respirano, si ammalano di tumori.

Proprio a questo proposito è nata un’associazione chiamata “Gruppo Genitori Tarantini” con lo scopo di salvaguardare e difendere la salute dei bambini, che vorrebbero e dovrebbero vivere la loro infanzia con la solita spensieratezza che li contraddistingue e non in un ospedale, come invece accade.

Oggi la domanda che si pongono questi genitori uniti dalla speranza di un futuro migliore per loro e i loro bambini è una sola: mesi fa erano stati destinati a Taranto 50 milioni di euro al fine di prevenire e curare gli effetti dell’inquinamento mediante un finanziamento dei medici, infermieri e mediante l’acquisizione di attrezzature sanitarie. L’annuncio del ministro della Salute aveva suscitato entusiasmo perché sembrava poter mettere le basi per affrontare l’emergenza che vede un bambino su quattro dei quartieri Tamburi e Paolo VI, i più vicini allo stabilimento, ricoverato per patologie respiratorie

Ma l’emendamento è sparito e le richieste di chiarimenti avanzate dai politici locali non sono state soddisfatte. Ma dove sono finiti questi soldi? I tarantini questi soldi non li hanno mai visti e probabilmente non li vedranno mai, ma nonostante questo la associazione dei genitori prosegue nella speranza di ridare ai bambini la stessa spensieratezza tipica dei loro coetanei.

di Serena De Meis

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