Liceo Virgilio di Roma

Noi e la Società: quando il senso civico è un optional

ROMA –  “‘Non faccio il biglietto perché il servizio fa schifo’. Questa la frase ricorrente tra molti di coloro che abitualmente utilizzano il trasporto pubblico nella nostra città. Ma perché si è arrivati a questo ragionamento? Abbiamo deciso di seguire uno studente che prende tutti i giorni il tram per andare a scuola. Abbiamo fatto caso a quanta gente sale, fa la sua corsa e scende, senza neanche preoccuparsi del biglietto. Tantissima, la gran parte. Tutti abbonati? Abbiamo così deciso di andare in giro per fare una piccola indagine. Abbiamo chiesto a persone, che utilizzano abitualmente i mezzi pubblici, se fossero soliti comprare e obliterare il biglietto”.

Su 35 persone è risultato che: 8 acquistano e convalidano il biglietto regolarmente, quasi tutti adulti over 50; 13 dispongono di un abbonamento, soprattutto studenti e pendolari e alcuni anziani; infine, ben 14 non fanno il biglietto mai, o assai raramente, anche se quotidianamente utilizzano i mezzi pubblici, e hanno però sempre un biglietto a portata di mano, nell’eventualità salisse il controllore.

Chiedendo il motivo per il quale non obliterassero la corsa, ci siamo sentiti rispondere nella maggior parte dei casi che il servizio non funziona, gli autobus saltano le corse e sono sempre affollatissimi, i ritardi sono assurdi e i biglietti troppo costosi. In realtà, riguardo a quest’ultima considerazione, c’è da dire che il prezzo dei biglietti per il trasporto pubblico in Italia è fra i meno cari d’Europa. Il fatto che i mezzi siano spesso in ritardo, sovraffollati, vecchiotti e malmessi, questo invece è un dato di fatto. Ma allora, perché ci sono persone che si ostinano a pagare il biglietto? Chiedendo appunto agli 8 che utilizzano il biglietto regolarmente e ai 13 che hanno un abbonamento, siamo giunti alla conclusione che quasi tutti loro abbiano chiaro il concetto che, a fronte dell’utilizzo di un servizio, sia doveroso pagarne il prezzo corrispettivo, senza se e senza ma. Inoltre, tutti hanno sottolineato il fatto che pagano perché vogliono un servizio migliore e che il problema sta proprio in chi, impunemente, continua a non pagare, impedendo all’Atac di migliorarsi, non sostenendola finanziariamente.

Quindi, secondo il pensiero generale degli onesti, se tutti pagassero il servizio migliorerebbe, e a quel punto nessuno potrebbe più sentirsi legittimato e giustificarsi affermando che non vale la pena fare il biglietto; tra l’altro, questo potrebbe anche calare di prezzo o comunque potrebbero aumentare le agevolazioni per le persone meno abbienti e, trattandosi di servizio pubblico, questo sarebbe un risultato veramente apprezzabile.

Ma come può un semplice cittadino costringere un evasore a pagare? Non può, e infatti ci sono i controllori, chiamati a fare questo per professione.

Il problema è che, quando abbiamo domandato a coloro che abitualmente non acquistano il biglietto cosa avrebbero fatto se fosse passato il controllore, la maggioranza, ridacchiando, ha risposto di non aver mai visto un controllore in vita sua.

In conclusione, potremmo dire che sicuramente un buon modo per arginare l’evasione sarebbe quello di aumentare e migliorare l’azione di controllo da parte dell’Atac e magari ricorrere al sistema utilizzato in molti Paesi – come Inghilterra, Francia e Germania – dove: si entra dalla porta anteriore e si oblitera il biglietto alla macchinetta posizionata accanto all’autista, dal quale, nel caso se ne sia sprovvisti, si può acquistare direttamente e, per scendere, si utilizza unicamente la porta centrale o posteriore.

di Riccardo Pichi

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