Liceo Virgilio di Roma

Intervista alla femminista Maria Grazia Arena

La donna al giorno d’oggi riusciamo facilmente ad immaginarla indipendente, sicura di sé, libera. Una donna in veste di giudice, editrice, presidente di una nazione. Ma quanto è vera questa realtà? Come potrebbe essere la donna del futuro? E soprattutto, la donna di ieri, chi era?

Oggi ci troviamo con Maria Grazia Arena, femminista romana, membro del movimento di liberazione della donna (MLD), che tra una tazza di tè l’altra, ci racconta la sua esperienza.

Quanti anni avevi quando hai iniziato ad interessarti al momento femminista?

“Circa 36 anni. Ho iniziato ad interessarmi il movimento femminista nel ’75. Allora lavoravo nella Telecom e finivo all’ora di pranzo. Amavo passare i miei pomeriggi partecipando ai collettivi con le altre donne. Essendomi laureata nel ’62 in giurisprudenza, mi interessavo soprattutto agli aspetti legali e giuridici delle discussioni.”

Come definiresti la motivazione che ti ha portata ad entrare per la prima volta in un gruppo femminista? È stata una scelta dettata dal momento socio culturale o piuttosto una esigenza emotiva/introspettiva?

“Le mie motivazioni sono prettamente personali. Sono cresciuta con il divieto di fare quello che volevo perché donna. Non mi sentivo libera di esprimere la mia opinione, di decidere per la mia vita. Mio padre non tollerava che ragionassi da sola. Mi ha cresciuta insegnandomi che per ottenere qualcosa dalla vita bisognava studiare, ma quando è arrivato il mio momento per andare all’università, si è rifiutato di pagare, sostenendo che dovessi andare a fare l’impiegata. Per fortuna mi ha aiutata mia madre. La mia laurea in giurisprudenza mi ha dato tanto nella vita, primo fra tutti l’interesse di tutelare i diritti delle donne. Quando qualcuno ti dice che la tua opinione non vale, per quanto forte possa essere il tuo carattere, e il mio lo è, sprofondi inevitabilmente nell’insicurezza. Avevo quindi il bisogno di confrontarmi con altre donne, di capire se anche loro si sentissero così. Ho trovato nei collettivi a cui partecipavo donne con esperienze molto simili e una forte determinazione a cambiare le cose. Eravamo compagne, amiche, sorelle. Sorelle con le quali tenevo collettivi antiviolenza per aiutare donne giovani o adulte che subivano violenze da parte dei loro mariti e fratelli. Ero insomma spinta da un desiderio irrefrenabile di fare qualcosa, di farmi sentire, di aiutare. Ho trovato ne La Casa Delle Donne un rifugio per esprimere me stessa.”

Quali sono le cose che ricordi di più di tutta questa esperienza?

“Di tutta l’esperienza di partecipare ad un movimento femminista ricordo sicuramente in modo molto vivido gli anni passati a Via del Governo Vecchio 39. Avevamo occupato Palazzo Nardini in un primo pomeriggio di ottobre del 1976, e io ero proprio tra il gruppo di 5 o 6 donne che raggirarono il portiere. Me lo ricordo molto bene. È stata questione di pochi secondi. In un attimo eravamo dentro, in tante, con bambini per mano e carrozzine. Il portiere non ha potuto fare più niente.” Ricorda con un sorriso. ” Ancora conservo il telegramma del pio istituto Santo Spirito, proprietario dell’immobile, che ci intimava di sgomberare l’edificio perché eravamo tutte donne con una casa propria. Ma noi eravamo lì per aiutare e abbiamo fatto di tutto per rimanere, ristrutturando anche il palazzo.

Cosa ha cambiato nella tua vita personale?

“Sicuramente il modo di rapportarmi con il mondo maschile. Avevo acquistato sicurezza e non credevo più che le mie idee potessero essere sbagliate. Ero sposata con un uomo dolce, che sosteneva il movimento femminista come ideale, ma che in realtà non approvava il mio volermi confrontare con altre donne ed il fatto che io, madre dei suoi figli, lo considerassi un mio pari. Molto spesso tornavo tardi la sera, o dormivo direttamente a Palazzo Nardini. Con il mio ribellarmi alle sue contestazioni alla fine arrivammo a una rottura. Anche mentre vivevo questo periodo della mia vita riuscivo a confrontarmi con le compagne. Tutte le donne dell’ MLD sono divorziate.”

Qualche ricordo particolare sulla sede storica di via del governo vecchio?

“Ricordo in particolar modo l’atmosfera. C’era amicizia, sostegno, comprensione e voglia di farci sentire. Ricordo le artiste che si esibivano nel cortile, mentre i bambini facevano il girotondo. Partecipavo ai collettivi per il self help, che insegnavano alle più giovani come è strutturato l’organo genitale femminile, trattandosi di vere e proprie lezioni di educazione alla sessualità.”

Cosa vedi nelle ragazze di oggi che pensi sia una conquista da attribuire alla tua generazione e al movimento femminista?

“Penso ci sia stato un cambiamento di mentalità importante. C’è maggiore consapevolezza delle donne stesse. Penso che la libertà di oggi provenga da quello che abbiamo fatto negli anni 70. Oggi una ragazza ha la possibilità di sperimentare ciò che vuole, di avere una relazione e provare l’amore prima del matrimonio. Può viaggiare da sola, decidere per il suo futuro. C’è sicuramente ancora tanto da fare, e sta propio alle generazioni odierne rendere possibile un ulteriore cambiamento.

di Emma Innamorati

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