Istituto Tecnico Agrario "Emilio Sereni" di Roma

FUMO NERO NEL TEXAS ITALIANO

Nell’ angolo Nord-Ovest della Basilicata c’è una valle dall’atmosfera rilassante e dai colori variopinti e suggestivi. E’ la valle dell’Agri, un’ampia e verdeggiante pianura attraversata dal fiume Agri, nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagogrenese. Una terra bellissima, ricca di risorse ma che da Aprile 2016 fa da sfondo ad un caso che ha svelato il suo lato più oscuro.

Ebbene, dove nel 1989 si scoprì il più grande giacimento di oro nero d’ Europa, proprio nella Val d’Agri, ora vengono pompati più di 80 mila barili di greggio al giorno con l’ausilio di 39 pozzi e una rete sotterranea di 100 km che  termina nella raffineria Eni di Taranto. Lo scandalo si concentra però nel centro olio Eni di Viggiano, accusato di aver gestito in modo illecito i rifiuti di petrolio, modificando i codici “CER”( Catalogo Europeo dei Rifiuti), smaltendoli come non pericolosi al fine di trarne un vantaggio economico. Dalle indagini compiute dalla Procura di Potenza, emerge che la società del cane a sei zampe avrebbe rilasciato ben 850 mila tonnellate di sostanza pericolose in pozzi e corsi d’acqua, finiti successivamente nella rete di acqua potabile, con un risparmio  sullo smaltimento dei rifiuti speciali pari a 100 milioni di euro! Un vero e proprio disastro che, di conseguenza, ha inginocchiato l’agricoltura e la salute pubblica degli stessi Lucani. Sotto controllo, da parte dei carabinieri del nucleo operativo ecologico, milioni di cartelle cliniche acquisite negli ospedali lucani per accertarsi di possibili casi tumorali. I rilievi si sono allargati in tutto il territorio, con indagini anche sui “bioindicatori”, utili per dimostrare eventuali livelli di inquinamento negli allevamenti e sulle produzioni agricole locali. E c’è di più. Dal progetto del governo di raddoppiare la produzione petrolifera, al fine di dimezzare i costi di importazione entro il 2020, nasce il nuovo piano dell’ Eni: “Pergola 1”,  nel bacino idrografico del fiume Sele, un area di massima sismicità. Non per essere pessimisti, ma se mai questo pozzo entrerà in esercizio e se mai dovesse verificarsi un incidente per cause normali  o in seguito a un terremoto, gli idrocarburi che si riverserebbero in superfice, oltre ad inquinare suolo e falde, in poche ore sarebbero trasportati fino agli impianti di irrigazione della Piana del Sele.  Il pozzo “Pergola 1” potrebbe quindi arrecare danni incalcolabili all’economia e all’ambiente Campano. A quanto pare, il livello più alto di inquinamento si registra , purtoppo, intorno al lago  artificale del Pertusillo. In realtà, già nel 2010 si sono riscontrati i primi segni di un’alterazione, con la morte delle carpe che vivono nell’invaso artificiale costruito negli anni ’50 per contenere 115 milioni di metri cubi d’ acqua. Con la moria dei pesci, l’ Università di geologia della Basilicata ha  analizzato dei campioni di acqua e sedimenti che hanno confermato ciò che più si temeva: la presenza di idrocarburi, metalli pesanti e tossine cancerogene quali l’Idrogeno Solforato ad altissima concentrazione. Stessa situazione nei pressi della  società “ Tempa Rossa” anch’essa responsabile del disastro ambientale che affligge la Basilicata.

Lo scandalo ha portato alle dimissioni del ministro dell’ ex governo Renzi Federica Guidi, all’arresto di 6 persone e 60  indagati. Ad otto mesi di distanza la paura tra i cittadini si sente ancora. L’ultimo episodio risale al 14 dicembre 2016, quando una densa colonna di fumo nero fuoriuscì da uno dei camini del centro Oli di Viggiano. L’Eni, sul suo sito web ha così commentato :” L’ evento le cui cause sono in fase di verifica, è comunque riconducibile a una non ottimale combustione all’interno di un termodistruttore”. Aggiungendo :” Al momento non si riscontrano scostamenti nei parametri registrati dalle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria e le attività sul termodistruttore sono completamente sotto controllo”. Come se ciò non bastasse, poiché simili eventi si sono ripetuti nel tempo, l’assessore all’ ambiente della Regione Basilicata Francesco Pietrantuono ha purtroppo ammesso che fino ad ora non sono stati presi provvedimenti né per la tutela della salute dei cittadini, ne per il “ Lone Star State” Italiano.

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