A SCUOLA DI CINEMA CON VERZILLO E RIZZO

L’11 ottobre, noi alunni della seconda A abbiamo intervistato il regista Raffaele Verzillo, padre di una nostra compagna.
E’ originario di Santa Maria Capua Vetere, una cittadina in provincia di Caserta. Dopo aver lavorato come aiuto regista per vari film, ha iniziato ad inserirsi sia nel mondo del cinema che in quello delle fiction, ad esempio ha girato per la Rai due stagioni di “Un medico in famiglia”, qualche puntata di “Rex”, “Incantesimo” e “Un amore per due”. Tra i suoi film, ricordiamo un documentario su Massimo Troisi e poi la commedia “100 metri dal paradiso”. Gli abbiamo rivolto qualche domanda, a cui Raffaele ha gentilmente risposto:
-Su quali tematiche le piacerebbe girare un film?
-Mi piacerebbe molto girare una bella commedia, di quelle all’Alberto Sordi, ma per ora la maggior parte dei film a cui ho lavorato riguardano principalmente tematiche sociali e l’Italia nella crisi.
-Perché ha deciso di diventare regista?
-Questo lavoro è nato da una passione, che poi diventa bisogno e infine lavoro. Quello del regista è una professione complessa, ma molto divertente. Scrivere e far uscire un film però è un processo lungo e faticoso: infatti l’idea nasce sulla carta, poi diventa una sceneggiatura ed infine un film.
-Che cosa l’appassiona di più del suo lavoro?
-Amo il rapporto con attori e collaboratori. Infatti questo mestiere è un lavoro di gruppo, in cui il regista è il direttore d’ orchestra.
-Con quali personaggi famosi ha lavorato?
-Ho lavorato con molti attori fra i quali Zingaretti, Insinna, Terence Hill e altri…
-Secondo lei è vero che per diventare regista bisogna prima aver fatto l’ attore?
-Per fare il regista, non bisogna per forza aver fatto anche l’attore o essere bravi a recitare ma bisogna necessariamente conoscere la tecnica della recitazione.
-C’è qualcosa di autobiografico nei suoi film?
-Tutti i registi mettono qualcosa di autobiografico nei loro film. Le storie di solito sono basate su qualcosa di vissuto: su persone, luoghi ed esperienze.
-Ha mai lavorato in teatro?
-Ho iniziato lavorando a teatro, in un paio di spettacoli; poi però ho proseguito con i film.
-Quali sono i suoi film preferiti italiani o stranieri?
-“C’ era una volta in America” e “La leggenda del re pescatore”.
Ci è piaciuto molto intervistare il noto regista: è stato davvero bellissimo ascoltare come esprimeva tutta la sua passione per il mondo del cinema e del teatro.

Il 13 ottobre, noi alunni della seconda A abbiamo avuto un’altra importante occasione: intervistare Gianluca Rizzo, che dal 1988 si occupa di effetti speciali e computer grafica nel settore cinematografico; è il padre di una nostra compagna. Gli abbiamo posto le seguenti domande:
-E’ stato difficile entrare nel mondo della cinematografia? Lo consiglierebbe ai giovani?
-In verità non è stato complicato, visto che una ventina di anni fa in Italia quasi nessuno lavorava nel settore. Oggi invece, considerando che il cinema italiano non sta attraversando un buon periodo, è più complicato cominciare a lavorare in questo campo. Tuttavia, lo consiglierei ai giovani perché è un lavoro che, anche se impegnativo, dà molte soddisfazioni.
-Cosa l’ appassiona di più del suo lavoro?
-Riuscire a fare sempre cose nuove e più complicate, fare colpo sul pubblico con nuove idee e creazioni.
-Cosa fa quando non è in studio?
-Se non sono in studio o al computer, mi occupo degli aspetti economici e finanziari del film.
-Per il suo lavoro, ha a disposizione delle tecnologie molto avanzate?
-Sì, ho a disposizione computer avanzati e software abbastanza complessi, che mi permettono di creare effetti più realistici, per un miglior risultato.
-Cosa ne pensa dei film americani?
-Sotto l’aspetto degli effetti speciali, secondo me, sono migliori e più strutturati.
-Quali sono le scenografie a cui le è piaciuto di più lavorare?
-Mi è piaciuto molto lavorare alla scenografia del film “Concorrenza sleale” , ambientato a San Pietro.
-Il suo è un lavoro che “sacrifica” la famiglia?
-Un po’ sì, viaggiando tanto ed avendo molto lavoro da svolgere, il tempo che dedico alla mia famiglia è meno di quanto vorrei.
-Che tipo di studio dovrebbe intraprendere un ragazzo interessato al suo lavoro?
-Io sono un autodidatta, al quarto anno di studio di architettura e nel 1988, ho intrapreso la mia strada.
Oltre all’impegno nello studio, che è molto importante, un ragazzo interessato a questo lavoro, come doti principali, deve avere perseveranza e determinazione.
-Quando è nata la sua passione?
-Al quinto superiore: la passione poi pian piano si è trasformata in lavoro, e sono felice di poter lavorare facendo ciò che mi piace.

Faremo tesoro di questa esperienza!

CLASSE SECONDA A

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