Liceo Vivona di Roma

Docente responsabile Manuela Alfani

La tragedia di Edipo torna in scena dopo ventidue anni

La compagnia Mauri-Sturno riporta in scena Edipo re e Edipo a Colono, al teatro Eliseo, il 12 gennaio, per la prima volta dopo ventidue anni.
Levatosi il sipario cremisi, il dramma scritto da Sofocle nel V secolo a.C. La storia di Edipo è divisa in due tragedie: la prima, Edipo re, diretta da Andrea Baracco, la seconda, Edipo a Colono, per la regia e con l’interpretazione di Glauco Mauri.
Le molte differenze tra i due registi, sono particolarmente evidenti nella scelta delle scenografie, di Marte Crisolini Malatesta. Nel primo spettacolo i toni paiono più cupi e la scenografia più complessa -pur presentando soli tre elementi: una sedia, una pozza d’acqua e il castello di Edipo. Le luci sono generalmente bianche, tranne in alcuni casi, dove gli attori sono illuminati di un cono di luce calda. I costumi, così come le scenografie, richiamano l’età moderna, mentre la sceneggiatura e l’intreccio sono mantenuti coerenti con tempo di Sofocle.
Scelte opposte compie invece Mauri: la scenografia semplice, un trono bianco, composto di cubi, luci chiare; lunghe tuniche anziché giacca e cravatta.
In oltre c’è una differenza di durata, l’Edipo re dura 75 minuti, mentre nell’Edipo a Colono il dramma si concentra in 55 minuti.
Degne di nota le musiche, di Giacomo Vezzani e Germano Mazzocchetti, che arricchiscono l’atmosfera dello spettacolo.
Le domande etiche che Sofocle pone nel suo dramma ritrovano un riscontro nel pubblico ancor’oggi, poiché, come dice Mauri, : “Convinti che il teatro sia un’arte che può e deve servire all’arte di vivere, affrontiamo queste due opere classiche per trovare nelle radici del nostro passato il nutrimento per comprendere il nostro presente, questo è il nostro impegno e il nostro desiderio.”
Oltre all’Edipo la compagnia ha anche messo in scena: Delitto e castigo (2005), Il bugiardo (2003), Faust (2008), Il vangelo secondo Pilato (2008), L’inganno (2010), Quello che prende gli schiaffi (2011).
di Bianca Bagnasco
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Dalla redazione: