Liceo Vivona di Roma

Docente responsabile Manuela Alfani

03:36

 

24 Agosto, 30 Ottobre, 18 Gennaio. La terra continua a tremare e l’inverno porta anche la neve ad Amatrice e nelle sue 69 frazioni. Tre mesi per ottenere delle roulotte dove dormire; cinque mesi per mettere in sicurezza la torre civica, simbolo di Amatrice; la gente aspetta ancora le 25 casette promesse per Dicembre; i giovani si sono dovuti creare da soli un punto di ritrovo…

Due mesi, sono trascorsi circa due mesi dal 24 Agosto al 30 Ottobre (giorni in cui la terra si è fatta sentire più forte); la gente dormiva nelle tende, con il freddo pungente della notte e la paura di altre scosse. In questi due mesi non è stato messo in sicurezza nulla del patrimonio artistico di questi paesi, che con la scossa del 30 Ottobre hanno visto cadere le loro chiese, le loro torri, le loro case (i loro ricordi)… tutte cose che se fossero state messe in sicurezza forse avrebbero resistito. La gente di questi posti ha aspettato tre mesi per ottenere delle roulotte, dove poter stare un minimo più al caldo, grazie a delle minuscole stufette. I giovani di Amatrice e delle frazioni si sono messi subito all’opera e all’inizio di settembre si sono cominciati a costruire un punto di ritrovo da soli, dove stare insieme e uniti (il “centro giovani”). È una piccola “baracca” gialla, che si trova nel parco di Amatrice, dove i ragazzi hanno messo sedie, stufette, un televisore, snack e un tavolino, il minimo indispensabile per trascorrere i pomeriggi insieme, senza pensare per un po’ a tutto quello che gli sta accadendo intorno. Dopo quasi sei mesi non sono state ancora portate via le macerie, ma le hanno semplicemente “spostate di lato” per liberare le strade; hanno lasciato tutto immobile, come se fosse una grandissima fotografia. Passando per le frazioni di Amatrice si possono vedere ancora i panni stesi fuori dalle finestre delle case, i poster attaccati alle pareti, i giocattoli in procinto di cadere dai piani più alti in mezzo alla strada, i vestiti ancora appesi negli armadi rimasti aperti… Da circa metà Dicembre è cominciata ad arrivare anche la neve che a Gennaio ha raggiunto i due metri di altezza. 18 Gennaio, scossa di 5.7: molta gente era bloccata nelle case (dichiarate agibili, ma che avevano alcuni danni, resi più evidenti e pericolosi dalla scossa di quello stesso giorno) e per i soccorsi era difficile raggiungere la maggior parte di loro. Alcuni sono riusciti ad uscire dalle finestre e a scavare per farsi strada fino alle macchine, ma altri no: come il signore di 90 anni che viveva in un container nella frazione di Francucciano, rimasto bloccato per due giorni lì dentro, isolato, ad aspettare i soccorsi; oppure le due signore (madre di 92 anni e figlia di 60) che vivevano nella loro casa a San Martino; la figlia è riuscita ad uscire e a scavare per farsi strada fino alla macchina, ma non ce l’ha fatta a portare fuori la madre, perciò ha deciso di tornare in casa (lesionata dopo la scossa) e rimanere tutta la notte lì accanto alla madre. Il 21 Gennaio la gente di questi luoghi colpiti dal terremoto (tutto il Cratere) hanno deciso di voler “far tremare Roma” con le loro voci, i loro volti, i loro passi, le loro parole. Hanno manifestato tutti uniti, per riottenere una vita dignitosa e per dare valore alla loro storia ed in minima parte sono stati ascoltati; ad esempio qualche giorno dopo “La scossa dei terremotati”, ovvero la manifestazione, hanno cominciato a mettere in sicurezza la torre civica di Amatrice (unico elemento del patrimonio artistico che non è crollato, insieme a Icona Passatora del 1300 e La Madonna della Filetta, la santa patrona di Amatrice), tirando giù la campana. La gente anche se ci sono tutti questi aspetti negativi però non se ne vuole andare, non vuole abbandonare questi luoghi, e continua a resistere. Le parole di una donna di Amatrice alla manifestazione del 21 Gennaio: “Stanno solo costruendo dei cancelli per chiudere questi paesi… sarà l’ultima cosa che faccio, ma io giuro che se quel giorno ci sarà il cancello, starò ancora lì dietro aggrappata a quel cancello!” e la risposta della folla di manifestanti è stata: “E PURE NOI!!!”

di Silvia Prignano

 

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