Gl’Cierv, incontro di mito e tradizione

Di Alex Arcaro e Carmen Cimino LICEO SCIENTIFICO ISISS A.GIORDANO – VENAFRO (IS)

Ogni anno, da secoli, l’ultima domenica di Carnevale, in un piccolo borgo della provincia di Isernia, Castelnuovo al Volturno, si svolge un’ antica tradizione: alcuni abitanti indossano maschere zoomorfe. L’evento riporta al mito dionisiaco in cui la rinascita della natura necessita di una morte sacrificale. Troviamo una rappresentazione cruda, selvaggia e violenta ma molto affascinante ed interessante. Il Cervo è il personaggio chiave della rappresentazione, viene coperto di pelli di capra, indossa sulla testa un copricapo di pelle nera, vistose corna di cervo e campanacci legati intorno al corpo. La sua presenza scenica è notevole, i suoi bramiti, lo scampanio, il suo folle dimenarsi e rotolarsi accrescono la valenza malefica della maschera. Contrapposto al Cervo troviamo il Martino, un uomo vestito di bianco, indossa calzature contadine e ha il viso truccato di rosso sulle guance, rappresenta la pace e dopo tanti sforzi cattura il Cervo con la sua fune. Altri personaggi coreografici sono le Janare, streghe inquietanti , con lunghi capelli, ballano una strana danza accompagnata da una terrificante melodia. Il cacciatore, possedendo il potere duplice della vita e della resurrezione, uccide il Cervo e la sua compagna, successivamente con un soffio  li riporta in vita. Maone, malefico personaggio delle tenebre ricoperto di pelli di capra, porta e agita un bastone annunciando e guidando la macabra danza delle Janare. La Cerva accompagna il suo amore nel suo destino di animale selvaggio. Un evento unico e inquietante, spettacolare allo stesso tempo, da non perdere!

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