Liceo Scienze Umane "U. Mursia" - Capaci

Docente responsabile Sofia Cardella

Quando si teorizzano idee che dovrebbero essere uccise, non uccidere…

“Dov’è stato il vostro primo bacio?”. È così che Ninni Terminelli, dottore di ricerca in storia della cultura e della tecnica, fa esplodere il riso di un uditorio quasi tutto al femminile, durante l’incontro sulla memoria organizzato a palazzo Conti Pilo dal Liceo delle Scienze Umane di Capaci.

Una domanda apparentemente così banale, che suscita un tenero imbarazzo, trasmette di fatto la vivida immagine di un piccolo episodio personale di una vita normalmente vissuta nelle sue piccolezze: la frizzante infanzia, i primi amori, la spensieratezza di un adolescente e le faccende quotidiane di un capo famiglia. Tutte azioni che preludono nel bene e nel male alla quotidianità di ognuno. 

“Sotto casa mia!” È stata la timida risposta di una giovane studentessa.

Invece, c’è stato chi il primo bacio l’ha dovuto rubare in una stretta soffitta, “lontano” dagli occhi della guerra che non guarda in faccia nessuno e che ha voluto privare un’adolescente della libertà anche di un solo bacio. 

Guerra che prende in uno dei suoi crimini il peculiare nome di Shoah.

“Il termine ebraico significa letteralmente annientamento – continua Ninni Terminelli – espressione preferita dalla comunità ebraica a Olocausto, che indica il sacrificio di animali al loro Dio per l’espiazione dei peccati. Dal 1938 al 1945 gli ebrei furono brutalmente sacrificati in nome di un ideologia nazionalista e antisemita che si è tradotta nello strappare alla vita circa sei milioni di ebrei, e non solo”. 

La distruzione di circa due terzi degli Ebrei in Europa venne organizzata in modo lucido e maniacale, tramite una macchina distruttrice sempre più raffinata ed efficiente con un apparato economico, militare, amministrativo, burocratico e politico. Il nazionalismo di Hitler si insinuò nelle menti dei tedeschi con una propaganda finalizzata ad alimentare gli animi frustrati reduci dalla Grande Guerra, con l’ambizione di riscattarsi. Ciò venne fatto cercando un capro espiatorio su cui riversare odio e malcontento. Così gli ebrei vennero rastrellati e ghettizzati in campi di concentramento dove vennero a mancare le risorse per i bisogni primari, ma non mancarono mortificazioni fisiche e psicologiche e in ultimo la “liberazione” con una morte in completa nudità, ammassati in stanze fredde, nel calore ardente di un forno, con una pallottola in testa, sotto i ferri di un medico o durante il lavoro che risucchiava tutta la forza vitale.

Di fatto, in un sistema basato sulla violazione dei diritti fondamentali, quello alla vita non poteva poi essere messo in discussione.

Degna di nota è la presenza di medici, imprenditori, politici, uomini di un elevato calibro culturale impegnati in quanto esecutori e sopratutto ideatori della Shoah, anche nella nostra città, Palermo. 

Ninni Terminelli dialoga con noi studenti, facendo riferimento al suo libro “Senza capelli e senza nome”, di uomini che si sono macchiati (ma non la coscienza) di una gravissima colpa umanamente inconcepibile e ingiustificabile, e mi sembra che la posizione assunta dai nazisti sia la triste testimonianza di come l’uomo possa autodistruggersi, di come possa toccare con mano la disumanità, l’egoismo, l’egocentrismo, la teorizzazione e la messa in pratica di idee che dovrebbero essere uccise, non uccidere, e che non possono e non devono mettere in discussione il valore reale dell’uomo, con la sua integrità o la diversità di un intero popolo.

Così gli Ebrei sono colpiti nella loro individualità, spogliati da ogni tratto umano, hanno stampati in corpo numeri che sostituiscono la loro identità, senza volto e senza nome, solo un pigiama che punge la pelle e il cuore.

La storia non dovrebbe essere studiata staticamente come concatenazione di eventi fini a se stessi, bisogna andare alla radice dei perché, dei meccanismi che stanno alla base delle azioni, disastrose o positive, che hanno influenzato la storia nel suo percorso.

La conoscenza non cambia le menti e non può portar frutto se questa non è supportata da competenze, spirito critico e da un bagaglio di valori sani e positivi. Michele de Montagne disse “meglio teste ben fatte che teste piene”.

Il mondo si vergogna della sua storia.

Una pietra miliare  per l’Italia, anche se in ritardo rispetto a Germania, Francia e Inghilterra, è l’approvazione del disegno di legge che prevede il 27 Gennaio come il Giorno della Memoria. “Memoria, non ricordo. – sottolinea Terminelli  – Il ricordo è l’evocazione di un avvenimento chiuso nel nostro silenzio. La memoria è condivisione e trasmissione di valori, pensieri e riflessioni per sensibilizzare e creare “gli anticorpi” alle generazioni presenti e future, per non ricadere nei primi passi che portano idealmente e concretamente a compiere di nuovo errori che hanno lacerato l’uomo dentro”

Eppure oggi viviamo le nuove Shoah, quelle che inghiottono persone con culture ed etnie differenti come gli immigrati, il genocidio in Eritrea, la “silenziosa” guerra tra gli Uthu e Tutsi.

Di certo la scuola ha un ruolo portante nell’instillare una nuova sensibilità tramite letture, film e incontri come quello di oggi.

Giorgia Maggio

VB

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