Nascita del termine psicologia

La nascita del termine psicologia può essere fatta risalire al XVI secolo, con il tedesco Filippo Melantone, latinista e grecista. Per lui la psicologia era l’insieme di conoscenze filosofiche, letterarie e religiose sull’animo umano.

I progenitori della psicologia

Il desiderio di capire chi siamo non è nuovo. Pensatori greci come Platone (428 a.C.-347 a.C.) e Aristotele (384 a.C.-322 a.C.) furono tra i primi a confrontarsi con gli interrogativi fondamentali su come la mente funzioni. I filosofi greci esaminarono molte delle questioni di cui gli psicologi continuano a occuparsi oggi. Per esempio, le capacità cognitive e le cognizioni sono innate o si acquisiscono solo mediante l’esperienze? Platone sosteneva l’innatismo, secondo cui certi tipi di conoscenza sono innati o connaturati. Aristotele, invece, riteneva che la mente del bambino fosse come una tabula rasa (una lavagna vuota) su cui venivano scritte le esperienze, ed era un sostenitore dell’empirismo filosofico, secondo cui tutta la conoscenza si acquisisce mediante l’esperienza.

Il merito

Il merito di aver fondato la psicologia come disciplina accademica, va a Wilhelm Wundt, in Germania.Nel 1875 divenne professore di filosofia a Lipsia, dove fondò il suo laboratorio nel 1879. Nonostante vi fossero ancora termini fisiologia e filosofia, Wundt voleva fare psicologia. Al laboratorio affluirono allievi e osservatori di tutto il mondo. Veniva studiata la psicofisica ed i tempi di reazione. Era nata la psicologia come disciplina scientifica ed accademica. La cultura di Wundt, la biologia, la fisica, la filosofia, gli avevano permesso di sintetizzare la nuova disciplina.

I massimi esponenti

Sigmund Freud e la psicoanalisi

La Psicoanalisi – dal greco “psyche” e “analysis” – è letteralmente lo studio dell’anima e della mente. Fu sviluppata da Sigmund Freud (medico neurologo di origine austriaca), alla fine del ‘800, per superare alcuni limiti che riscontrava nel trattamento dei disturbi psicologici (ad es. isteria, nevrosi). Allora si usava sopratutto la tecnica dell’ipnosi.

Psicoanalisi: Io, Es, Super Io

Un concetto fondamentale per la Psicoanalisi, espresso da Freud, è la suddivisione della psiche in tre parti. Semplificando molto il suo concetto potremmo dire che la psiche è composta da:

  • Io: la parte cosciente e consapevole di noi stessi, o meglio la parte con cui identifichiamo noi stessi e che ci fa adeguare alla realtà;

  • Es: la parte “primordiale”, inconscia e non consapevole che è “governata” dagli istinti e dalle pulsioni;

Super Io: la parte della mente che – in modo “automatico” – governa i nostri impulsi e li censura, ad esempio facendoci vergognare o sentire in colpa, oppure dicendoci che “questo o quello” non si possono fare perché sono azioni da persone cattive, oppure sono cose maleducate o sconvenienti.

Carl Gustav Jung e la psicologia analitica

La Psicologia Analitica, o Psicologia del Profondo, è una teoria psicologica – e metodo terapeutico – che fa capo a Carl Gustav Jung, Psichiatra e Psicoanalista svizzero,.

Il metodo indagine di Jung si basa su concetti comuni a quelli di Freud, ma sviluppati in modo diverso. Ad esempio la Libido, legata per Freud alla pulsione sessuale, per Jung è energia psichica che attiva ogni manifestazione umana, anche culturale. L’Inconscio non è determinato da esperienze passate, ma è qualcosa di attivo e “creativo” che contiene in sé un progetto per il futuro, e il Simbolo non è un contenuto rimosso, ma un elemento che può promuovere lo sviluppo e la trasformazione. Inoltre Jung introduce nelle sue teorie alcuni aspetti desunti dal suo studio delle filosofie orientali.

di Diego Graneri 3’B informatico Vincenzo Arangio Ruiz Roma.

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