Risvegli in penombra

Era un giorno normale… un giorno come tutti gli altri. Era in cammino verso casa, dopo la consueta lezione all’Università di Siena, Alessia amava camminare a piedi, ciò le consentiva di sgranchirsi un po’ e di non pensare… Mentre camminava scorse davanti a sé un paio di occhiali sul marciapiede: erano fiammanti, di un colore davvero strano, la incuriosirono a tal punto che li prese e li indossò subito. Appena messi, ebbe un forte giramento di testa, provò delle vertigini, pensò fossero graduati, ma non lo erano… Tutto ciò che c’era fino a qualche secondo prima davanti ai suoi occhi, le auto in coda, la strada verso casa, scomparvero di colpo. Tutto attorno a lei si dipinse di grigio: un grigio vuoto, quasi impercepibile, impalpabile. Era ignara di quel che le stava accadendo, fino a quando uno strano signore le apparve davanti… era proprio strano! Aveva una barba folta, grigia come il colore che la circondava, che la opprimeva, indossava un pullover bordeaux che termina con… “oh NO!”. Non riusciva a credere ai suoi occhi. Il signore non aveva metà busto, né le gambe o se le aveva erano invisibili: la cosa più strana che avesse mai visto. L’ “uomo” cominciò a parlarle e le disse: “Benvenuta Alessia!” …cosa?! Non era possibile.
“Come fai a conoscere il mio nome?” disse insospettita la ragazza.
“Oh, eccome se lo conosco… è un po’ che ti osservo sai…”.
“Osservi? Me? Ma chi sei e perché sei invisibile per metà? E’ forse un incubo? Vattene, vattene!”, urlò Alessia in preda al panico.
“Stai tranquilla, non c’è motivo di reagire così, so che è tutto molto strano, ma posso darti una spiegazione.”
“Beh, allora dimmi chi sei e dove sono adesso”, chiese la giovane preoccupata.
“Io sono Mugus, ero un professore all’Università in cui tu adesso studi e qualche anno fa mi è accaduto qualcosa di molto particolare…”.
“Cosa? Cosa ti è successo?”.

“Ecco… era un giorno di lezione come tutti gli altri, avevo finito di spiegare ai giovani le ultime scoperte di astro-fisica ed arrivò l’ora della mensa, quando vidi un collega indossare un paio di occhiali fiammanti, proprio come quelli che hai trovato tu su quel marciapiede. Lo salutai e cominciammo a parlare del più e del meno. Ero talmente incuriosito da quegli occhiali che gli chiesi di provarli. Così mi avviai verso il bagno in cerca di uno specchio. Appena indossati, venni immediatamente trasportato in questo strano mondo, anche se era tutto un po’ diverso…”
“Che mondo è? Dove ci troviamo?”, per l’ennesima volta domandò Alessia spinta dalla curiosità.
“Ascolta”, continuò Mugus, “questa è la Terra”
“Ma cosa dici?”, rispose la ragazza, “questo non ha nulla a che vedere con la Terra, il nostro mondo è diverso, pieno di colori e non grigio come questo, con un cielo spettacolare!”.
“Hai ragione”, continuò l’uomo, “questo non è il mondo che io e te conoscevamo… appena sono arrivato qui c’erano più colori… certo, il cielo non era incantevole come lo conosci tu, ma aveva ancora qualche sfumatura di azzurro ed il Sole splendeva, ma adesso… tutto è cambiato.”
“Perché? Cosa è cambiato?”.
“Gli uomini, gli uomini lo hanno ridotto così… tra qualche anno il mondo in cui tu fino a qualche minuto fa camminavi spensierata diventerà esattamente come questo!”.
“No! Non può accadere una cosa così orribile.. no! Esiste un modo per fermare questo inferno?”, chiese la giovane con un volto terrorizzato.
“Non è semplice… la piega che gli uomini stanno prendendo sta solo agevolando questo percorso irreversibile… l’unico modo sarebbe cambiare”.
“Come? Cambiare come? Cosa dobbiamo fare?”, lo interruppe Alessia.
“Dovrai cominciare tu, prima dalle piccole cose, dalla tua casa, dalla tua città, poi dalla tua nazione per poter cambiare. Cambiare modo di vivere, di consumare, di odiare ed iniziare a rispettare, ad amare.”
“Credi che potrei farcela Mugus?”.
“Non è un caso se ho scelto te, per questo ti osservavo da tempo… sei l’unica che potrebbe cambiare la situazione, l’unica che avrebbe il coraggio di difendere la propria Terra di cui è innamorata con le unghie e con i denti”.
L’uomo cominciò a vagare nel vuoto, era tutto così surreale. Alessia sentiva in cuor suo la pesantezza delle parole di Mugus e sentiva il dovere di fare qualcosa.
Boom. –tutto spento-
Didoo, dido, didoo, didoo…
“Non è possibile, la mia piccolina, com’è potuto accadere?”, poi un’altra voce: “quello ‘sporco maiale’ gli si è schiantato addosso!”
Apre gli occhi.
“Amore mio, si è svegliata, SI E’ SVEGLIATA! Dottore, dottore! E’ un miracolo!”
Era la voce di sua madre tra il terrorizzato e l’accorato; quella mattina mentre tornava a piedi da lezione, qualcuno l’aveva investita ed Alessia era finita in coma depassé. Il padre e la madre si precipitarono subito e fu inimmaginabile la contentezza che provarono quando la figlia aprì gli occhi. Alessia abbracciò i suoi genitori calorosamente e chiese un po’ delusa: “Chi è stato a ridurmi così?”La madre rispose: “Amore, non sono riusciti a prenderlo, ma conosciamo il nome: è strano… si chiama Mugus”.

La ragazza urlando, di rimando: “MUGUS! MUGUS! MUGUS…!”.
Naomi Donatuti 1°A Scientifico-Istituto “G. Carducci”-Comiso (RG)

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