Furbetti del cartellino: i provvedimenti dello Stato

di Samuele Ciafrei e Mattia Buglione (ISISS A.Giordano Venafro IS)

Con la nuova normativa relativa al badge obbligatorio sui posti di lavoro della PA (legge 104 Madia), lo Stato italiano intende arginare il cosiddetto fenomeno dell’ “assenteismo”, che è molto diffuso tra i dipendenti pubblici. Infatti, sta diventando una vera e propria piaga, difficile da arginare in quanto divenuta parte del malcostume italiano:  dopo aver registrato la presenza, i furbetti del cartellino si allontanano dal posto di lavoro e sorpresi in attività forse meno noiose, giustificati con falsi certificati di malattia.

La rilevazione dei dati di entrata e uscita dal posto di lavoro è affidata al badge, e per ovviare alla sua timbratura da parte di un soggetto non titolare alcune aziende hanno proposto  diverse apparecchiature di controllo, che si basano o sulla rilevazione delle presenze o sull’impronta digitale come il lettore barcode o RFID e il sistema Timbracam, che utilizzano dati biometrici. Ciò ha sollevato numerose proteste, in quanto in Italia è illegale per quanto concerne la normativa sulla privacy, o meglio è consentita solo in alcuni specifici casi e previa autorizzazione da parte del Garante.

 Nel frattempo il dipendente pubblico che timbra il cartellino senza andare in ufficio, o sorpreso in flagranza di altri atti illeciti, viene sospeso dal lavoro e dalla retribuzione nell’arco di 48 ore, mentre scattano, da una parte, le procedure per il licenziamento e, dall’altra, quelle per l’esame della Corte dei Conti. Il dirigente sarà obbligato a prendere questi provvedimenti pena il suo stesso licenziamento perché l’omissione diventerà un reato perseguibile penalmente.

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