Filomena Lamberti: la storia di chi non si arrende

(Intervista alla signora Filomena Lamberti, vittima nel 2012 di gravi violenze domestiche da parte del suo ex marito)

Una mattinata per ricordare, una conferenza per riflettere. Ecco ciò che è avvenuto nella sala congressi dell’università Unint di Roma in data 25 Novembre u.s., in occasione della “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”. Una conferenza organizzata dall’Ateneo Romano indirizzata ai giovani studenti della città eterna, tra cui alcune classi del nostro Istituto, per sensibilizzare e istruire riguardo questo grave “fenomeno” che ancora oggi non accenna a placarsi. Presenti personaggi di spicco della nostra società che hanno dedicato la loro vita nella lotta a questi avvenimenti, come la dottoressa Emanuela Valente, giornalista e responsabile dell’Osservatorio sul femminicidio in Italia, e la signora Giovanna Petrocca, rappresentante della Questura romana, la conferenza ha raggiunto il suo apice durante l’intervento della Signora Filomena Lamberti, vittima di quotidiane violenze da parte del suo ormai ex marito, oggi in carcere per averle , nel 2012, sfigurato il volto con l’acido, rea di voler giustamente terminare il loro rapporto coniugale. La storia della signora Filomena, giunta appositamente da Salerno per la conferenza, è una storia marcata da forti dolori e sofferenze più psicologiche che fisiche, dettate da un ingannevole amore e da una speranza di cambiamento verso il suo quotidiano aggressore che per decenni non le hanno permesso di dire “basta”. Oggi Filomena dedica la sua vita ad aiutare giovani ragazze che si trovano nella sua stessa tremenda situazione ed è per questo motivo, che con estrema gentilezza e cordialità, si è prestata a farsi porgere alcune domande da uno studente rimasto particolarmente colpito e interessato dal suo intervento:

-Signora Filomena, noi le vorremmo chiedere di esporci non i suoi stati d’animo durante l’orrore di questa sua situazione, perché sarebbe inopportuno ma vorremmo sapere come, in una tale situazione di estremo disagio, lei sia riuscita a trovare la forza di andare avanti, la forza di gridare al mondo: “Filomena è qua e vuole ricominciare a vivere”?

“Il primo pensiero che mi ha dato forza è stato quello di pensare a un’altra vita, una vita da vivere come una donna libera anche se il sacrificio è stato enorme. Ho iniziato subito a vivere con la mia nuova identità, in modo da essere in pace con me stessa, certamente ci sono stati dei momenti difficili, perché non è facile osservarsi allo specchio e non vedere più la donna di prima (fa riferimento allo sfregio subito) e ho dovuto seguire un percorso psicologico come giusto e normale che sia. Un’enorme forza me l’hanno trasmessa i miei figli, mi hanno dato il coraggio di mostrarmi, di non sentire i pregiudizi esterni, chi mi vuole guardare mi guardi, a me non interessa”.

-Lei ha raccontato, riguardo la sua esperienza, di come lo Stato non l’abbia aiutata, infliggendo una pena troppo leggera verso il suo aggressore (18 mesi di reclusione poi scontati a 15 per buona condotta). Pensa che lo Stato, durante questi anni, si sia impegnato nell’aumentare sanzioni e norme per aiutare donne in situazioni di emergenza come la sua, o sia rimasto fermo a livelli di controlli e prevenzioni superficiali?

“Il mio caso è avvenuto nel 2012 e subito dopo è seguito quello di Lucia Annibale. C’è stata un’escalation di violenza con l’acido, forse dovuta al fatto che al mio ex marito sia stata inflitta una pena di soli 18 mesi. Tutto ciò è avvenuto perché io non sono stata ascoltata durante il processo, nessuno ha voluto sentire la mia versione dei fatti; io ho anche il dubbio che colei che mi doveva difendere fosse stata pagata. Se lei, infatti, avesse condotto il processo facendo assegnare al mio aggressore una pena di circa 10/15 anni, credo che si sarebbe spianata una bella strada per la sua carriera e invece nulla. Il problema principale è che non vengono sufficientemente ascoltate le ragazze che subiscono.

-Che cosa si sente di dire e consigliare a giovani donne che si trovano a soccombere nella sua stessa situazione?

“Alle giovani donne consiglio di rompere subito il rapporto fin dal primo segnale di violenza sia fisica che psicologica, non ci si deve far sottovalutare dal proprio fidanzato. Io non voglio condannare i ragazzi che attuano violenze perché dietro di loro ci può essere una storia. Nel nostro centro di aiuto a Salerno, noi soccorriamo sia gli uomini sia le donne perché, logicamente, quando una ragazza vede il suo fidanzato comportarsi in questo modo cosi violento, amandolo, vorrebbe aiutarlo e noi contribuiamo proprio a questo, soccorrendo le coppie. Anche gli uomini vanno aiutati, non solo le donne”.

E’ veramente difficile rimanere impassibili davanti a discorsi e messaggi di questo genere, pronunciati da persone che hanno perso tutto ma che hanno sempre trovato la forza, la volontà e la dignità per andare avanti. E’ grazie a queste persone se il Mondo oggi può ancora sperare in un futuro veramente migliore. Il femminicidio in Italia uccide più della Mafia e della Camorra e in una società “civile” questi atti non dovrebbero più avvenire ne essere tollerati e noi , per noi intendo tutti coloro che si sono stancati di sopportare queste tragedie, ci dovremmo sentire in dovere di ringraziare la signora Filomena Lamberti, magnifico simbolo della lotta contro il femminicidio, una donna forte, fortissima, che non ha mai smesso di lottare per la sua libertà e per quella di chi, purtroppo, si trova nella sua stessa identica situazione.

SIMONE ZUCCHINI
3C

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