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Parlamento Europeo approva il Comprehensive Economic and Trade Agreement

Dopo 8 anni di trattative, lo scorso mese il Parlamento Europeo ha approvato il Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), un accordo di libero scambio tra UE e Canada, che rischia quindi di entrare in vigore già in questo anno. Manca infatti solo la firma del parlamento di Ottawa, perché cadano le barriere economiche e i dazi doganali che separano oggi le due sponde dell’Atlantico.
Un obiettivo salutato con entusiasmo dai nostri politici e dagli squali del commercio internazionale, che parlano di nuove opportunità di investimeti per le imprese europee cui si aprirebbero nuovi mercati e la possibilità di partecipare agli appalti canadesi.
Al di là di questi, esiste un’altra faccia della medaglia: anche l’Italia e l’Europa si aprono all’invasione delle merci canadesi. A farne le spese, più delle altre, le piccole e medie imprese, che rischiano di rimanere soffocate da una concorrenza insostenibile, come paventato, ad esempio, dalla Coldiretti.
A fare ancora più paura è però quello che il CETA ancora non è, ma che potrebbe diventare: il rischio è che dopo l’abolizione delle barriere economiche si passi all’abolizione delle barriere non doganali con un’omologazione della legislazione e dei sistemi produttivi, come si è cercato già di fare con gli Stati Uniti tramite il TTIP. Un progetto, quest’ultimo, che sembra essere destinato al fallimento: che sia di buon auspicio per la sorte del suo omologo canadese.
(Lorenzo Bernabei 3°F)
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