INTERVISTA A CHRIS GIORDANELLA, FOTOGRAFO

 

Perchè fotografi?

Può sembrare una domanda semplice ma non lo è per niente, il motivo è perché vedo le cose a modo mio, quando quardo un paesaggio, una persona, un effetto di luce o qualsiasi cosa sia ho la mia visione e voglio fermarla come la vedo io. Mi piacerebbe sempre avere la macchina fotografica a portata di mano perché mi piace fermare il mondo come lo vedo io, ogni momento, ogni cosa e raccontarlo come io l’ho visto, questa è la necessità che sento.

In secondo luogo vengo da una famiglia di fotografi, mio padre, mio nonno, il mio bisnonno, i miei zii sono tutti fotografi quindi, in famiglia, si ha sempre avuta la passione per la fotografia, l’ho sempre avuta intorno e quindi la pratico anche perché fa parte di me, ne sento il bisogno.

Dietro ogni foto c’è sempre una preparazione o ti lasci trasportare dalle emozioni? Parti sempre con un obbiettivo o scatti quando e se lo ritieni giusto?

Per le foto sotto commissione, le foto commerciali dietro hanno sempre una preparazione, le programmo sempre. Per le foto mie, che non sia reportage, programmo anche quelle, scelgo l’attrezzatura, la pellicola, perché la maggior parte delle foto le faccio su pellicola in bianco e nero.

In digitale faccio solo ciò che è commerciale, le foto commissionate altrimenti tutti i miei progetti sono su pellicola.

L’ unica cosa che non programmo sono i reportage scelgo l’area, cosa voglio fare vedere, scelgo l’obbiettivo e poi scatto. Di scatti non pensati, quando si fanno foto professionali, c’ è ben poco, avendo esperienza le cose si prevedono e ci si organizza. Alle foto bisogna dedicarci tempo ed uscire apposta per l’obbiettivo prefissato. Questo non vuol dire che sia tutto finto, vuol dire essere organizzati per fare al meglio la foto che si vuole realizzare.

Hai un obbiettivo preciso da raggiungere? Hai un modello a cui puntare?

Io principalmente lavoro nel cinema, quello a cui aspiro è poter guadagnare di più con la fotografia, invece i modelli a cui faccio riferimento sono Henri Cartier Bresson e Salgado, i fotografi che fanno reportage più che altro, mi piacciono anche i paesaggisti però chi fa reportage, soprattutto in bianco e nero, mi piace molto. Comunque questi due nomi sono per me i più interessanti, Bresson mi piace più di tutti perché non costruiva nessuna immagine e Salgado anche fa lo stesso ma spessodietro c’è un pensiero.

Bresson era più nascosto, aspettava nell’ombra ed assisteva alle cose che accadevano e le documentava, quello, per me, è il vero reportage, tanti costruiscono le immagini, vanno in determinati posti con la gente del posto che fa determinate cose ma sono tutte cose messe dai fotografi in modo tale che la luce sia bella, che ci sia una bella posizione dei personaggi e questo per me non è un vero reportage.

Che formazione hai avuto? Che percorso hai seguito?

Io ho seguito mio padre, lui aveva il negozio con mio zio quindi davo una mano con le luci ed i flash durante i matrimoni e le comunioni e tutto ciò che era ritratto, sistemavo i flash affinché avessero la potenza giusta, misuravo la luce con l’esposimetro. Piano piano ho iniziato a fotografare con la hasselblad, che uso ancora adesso, è una macchina cotografica che fa foto quadrate ed è tutta meccanica, ho cominciato con questa e comunque sono stato introdotto dalla famiglia in questo mondo.

In seguito ho fatto sempre più lavori inerenti alla fotografia, io sacttavo e non ero più assistente, poi ho iniziato ad appassionarmi di cinema ed ho seguito un corso a noleggio per ussre le attrezzature e nel frattempo facevo il fotografo di scena sostituendo mio padre per due anni e poi mi hanno chiamato come aiuto operatore sul set. Non ho fatto più foto al cinema inserendomi nel repargto operatori, diventando operatore di macchina.

Hai mai avuto difficoltà nel tuo lavoro? Ci sono stati momenti in cui avresti voluto abbandonare tutto?

Si tanti, anche adesso, non è facile ne vendere una foto tua ne avere lavoro sotto commissione ne lavorare al cinema, niente è semplice di tutti questi lavori che faccio ed a volte mi domando “ Ne vale la pena?”. C’è sempre questa continua ansia per il lavoro che arriva e non arriva, ti chiamano e poi non ti chiamano più, a questa vita mi tiene legata la passione per la fotografia.

Se potessi cambiare qualcosa del tuo passato lo cambieresti oppure no?

Se potessi cambiare qualcoisa probabilmente cambierei l’approccio alla vendita di immagini commerciali, mi8 sarei fatto più furbo prima per capire i meccanismi per arrivare a vendere immagini o avere lavori e commissioni. Solo questo cambierei per il resto ho fatto tutte cose che mi andava di fare.

Avrei voluto vedere il lavoro meno come un sogno ma più come un lavoro concreto, se uno non è concreto alla fine le cose si perdono, bisogna raccogliere i risultati, la fotografia ha un costo, bisogna avere attrezzature ed obbiettivi diversi, adesso si viaggia, ogni foto che viene in mente va realizzata e questo ha delle spese.

Preferisci la fotografia digitale o analogica?

A me piacciono tutte e due, la fotografia in digitale ti permette di usare determinate tecniche, può trasformare una foto mediocre in una buona foto, come luminosità come momento della giornata, da delle giornate nuvolose si può tirare fuori una foto interessante. La pellicola ha bisogno di più attenzione, più tempo e più precisione nel realizzare lo scatto.

In digiatele è più “semplice” infatti oggi sono tutti fotografi, tutti si spacciano per fotografi perché sanno usare un programma al computer.

Al computer è possibile recuperare fotografie quesi da buttare, io parlo di luce, magari il contenuto di una foto è brutto ma la luce è perfetta, una foto con un senso e magari hai sbagliato l’esposizione o la giornata non aiutava si possono comunque tirare fuori effetti di luce interessanti, con la pellicola è molto complicato, quesi impossibile.

Il digitale ha le sue cose belle, la pellicola ha un approccio diverso, più serio e professionale, ci vuole più esperienza per usarla, a me piace usarle tutte e due.

Che tipo di foto preferisci?

A me piacciono tanti generi, non mi piace la moda, mi piace molto il ritratto, reportage, documentazione di oggetti antichi, foto storiche, paesaggi.

Mi piece documentare le cose che stanno scomparendo, sia oggetti che persone, la vita delle persone, sono molto attratto dagli anziani, dai loro visi con addosso i segni del tempo, li preferisco a ritratti di belle ragazze. Non ho mai fotografato ragazze belle per book, non l’ho mai trovato stimolante, come la moda, non la trovo duratura nel tempo, fare una foto che poi non lascia una segno non mi appassiona.

C’è stato un periodo in cui mi ero appassionato di porte antiche, vecchie, rotte con il legno gonfio e spaccato, dove si vede il passaggio del tempo.

Una cosa fondamentale è avere un’idea in testa prima di scattare altrimenti non esce niente, se uno non sa cosa vuole raccontare come fai a scattare e dire di cosa vuoi parlare.

Alice Brignone III F
Liceo artistico Pinturicchio.

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