Come Cesare e Augusto…

Christian Luss era ancora stanco dalla serata precedente, con Logan avevano incontrato due bellissime ragazze al “NY Club” e, pur di portarle a letto avrebbero speso tutti i soldi in alcol ed erba; detto fatto! A Chris girava la testa, non riusciva ad alzarsi, eppure doveva, ormai da circa cinque minuti Logan stava bussando alla porta. –Mi devi aiutare!- Logan gridava, perché? Ma l’unica cosa che Chris stava pensando era capire in quale altro guaio il suo amico si fosse potuto cacciare. –Cosa è successo?- domandò Chris. –Ieri, secondo te come ho recuperato quell’erba? Ecco oggi pomeriggio devo portare questa valigetta ad una persona e vorrei che lo facessi tu. – Chris fu attraversato da varie emozioni, soprattutto rabbia, ma poi forse ricordando quello che il suo migliore amico aveva fatto per lui, accettò. Sapeva tutto ormai, doveva arrivare al 45° piano della Tyson & Hogenn, importante stabile dove aveva sede il famoso studio legale, per poi lasciare il tutto nella stanza 314.
Heath Walker era ancora stanco dalla serata precedente, la trattativa Haring lo aveva tenuto sveglio fino a mezzanotte e ancora non era riuscito a redigere i termini d’accordo per finire il prima possibile questa agonia. L’orologio scandiva le sette in punto e lui era già in punta di piedi sull’entrata della Tyson & Hogenn, lo studio legale, dove passava la maggior parte del tempo come socio; ma oggi aveva un appuntamento con Johanna Tyson, cosa gli voleva dire? Appena arrivato al 60° piano Monha, la sua segretaria, gli annunciava dell’incontro con Johanna, che lo stava aspettando nel suo studio. –Sarai promosso a membro senior!- Le parole di Johanna appena vide Heath. Felicità? Heath provava questo, tutti lo trovavano l’avvocato più stronzo, cinico e spietato di tutta New York, eppure contro l’idea di tutti era riuscito a non perdere mai un caso e a diventare un membro senior dello studio. Dopo aver brindato con una costosissima bottiglia di Dom Pérignon d’annata, Haeth era pronto ad affrontare la scelta degli associati, d’obbligo dopo essere diventato un membro senior.
Era una giornata luminosa, il sole era alto in cielo. Ormai l’ascensore era al 38° piano, Chris non poteva tirarsi indietro. Le porte si aprono e l’ansia sale ed ecco le stanze si susseguono, quasi scorrendo in modo surreale: 310, 311, 312…e li in fondo la 314, ma due persone sono davanti alla porta, si avvicina. –Posso sapere che ore sono?- Chris richiama la loro attenzione: sembravano aspettare qualcuno; uno dei due risponde: “Le undici” e Chris si allontana verso le scale di emergenza. Una volta chiusa la porta alle sue spalle, Chris inizia a correre, ma dove può andare? Quando aveva chiesto l’ora ai due davanti la porta era riuscito a notare una pistola, o erano poliziotti o era qualcuno che voleva ucciderlo, erano comunque nemici. Dentro l’ascensore non sapeva cosa fare, repentinamente il primo bottone che vide fu quello del 60° piano e lo pigiò. Aperte le porte, si ritrovò di fronte a un colloquio? Bhe, effettivamente aveva il suo miglior vestito e voleva fare fin da piccolo l’avvocato e, poi, era anche la sua unica via d’uscita alla faccia di quei brutti ceffi. –Sei Matthew Simpson?- Monha si stava rivolgendo a Chris. –Si, certo.- Chris aveva una possibilità e ora stava varcando la porta dell’ufficio di Heath Walker. Appena entrato la sua valigia si aprì, buste di erba si sparsero per tutto il pavimento. La faccia di Heath diceva tutto e quella di Chris ancora di più. –Non sono corruttibile, ci hai provato ragazzo, ora fuori!- . -Scusi, non è per lei, sto solo scappando da due tizi, la prego di potermi trattenere per un po’ di tempo in questa stanza. – Bene, allora se proprio dobbiamo perdere tempo perché non provi a fare questo colloquio? Sbalordiscimi ragazzo!- . -Ok, apra il computer e mi chieda qualsiasi cosa di legge – . In quel momento Heath aveva rivisto se stesso in un giovane ragazzo e Chris aveva appena impressionato Heath grazie alla sua memoria eidetica.
La sveglia annienta le orecchie di Chris, sono le sette, è tardi e ancora deve arrivare in ufficio e l’unico mezzo che poteva usare era una vecchia bicicletta, la sua inseparabile bicicletta. Alle ore sette e trenta Chris stava chiudendo il lucchetto alla sua bici. –Sei in ritardo?- Heath si stava scagliando contro Chris. – Per essere il tuo primo giorno inizi davvero male ragazzo – . Un sorriso a trentadue denti si instaurò sul volto del giovane. L’ultima volta non aveva notato la bellezza del luogo in cui d’ora in poi avrebbe lavorato: era un edificio alto, contava sessanta piani. L’interno era caldo, accogliente, il frapporsi di pareti bianche e installazioni in legno e marmo sempre bianco rendeva il tutto più appetibile. La maggior parte dei mobili era ornata da vasi con fiori colorati e numerosi erano i cubicoli occupati dagli associati e dagli studi degli avvocati membri. Il top della bellezza agli occhi di Chris era la luminosità dello studio, luminosità che veniva aumentata dalle ampie vetrate dell’intero edificio. Per il suo primo giorno di lavoro Chris doveva cercare e trovare tutti gli elementi per impedire di rescindere un contratto, ma lui non sapeva come fare. La prima cosa che pensò fu di chiedere una mano a Monha. Durante il suo percorso trovò strano uno studio in particolare: Jess Neize, assistente legale occupava uno studio molto strano, del tutto singolare. Bussa, si presenta, immobile. Chris si era appena innamorato, Jess ai suoi occhi appariva stupenda: non era di certo alta, anzi era piuttosto bassina, aveva i capelli lisci lunghi, labbra carnose e i suoi occhi venivano impreziositi dai costosi occhiali dell’ultima griffe del momento. Indossava una camicia bianca, con il primo bottone sbottonato, una gonna fino alle ginocchia e dei tacchi alti, molto alti, dal tacco 15. La prima cosa che risaltò agli occhi di Chris fu il fantastico sorriso di Jess, aveva capito di volerla con sé per tutta la vita e non sapeva come fare. – Mi puoi dare una mano per compilare questa richiesta?-. -Ciao e tu chi saresti? Sei nuovo?- . -Oh si, sono il nuovo associato di Heath-, la bocca di Jess si spalancò in una strana smorfia di stupore (era molto sexy quella smorfia) –Davvero? Non sapevo Heath lavorasse con qualcuno – . Chris stava pensando al metodo più adatto da usare per flirtare con quella ragazza. –Comunque sì, ti darò una mano io, non ci sono problemi – . Jess interruppe Chris. – Grazie mille, già ti adoro -, fece Chris ammiccando con l’occhio verso l’assistente legale. Il lavoro era quasi finito e Chris non vedeva l’ora di avvisare Heath, come se gli avesse letto nel pensiero! Heath,insieme al suo fantastico completo Pier One, era di fronte a Chris con uno sguardo fittizio; sembrava volergli chiedere qualcosa. Chris stava per aprire bocca, ma –Subito nel mio ufficio – tuonanti furono le parole di Haeth. Era uno studio ad angolo e nelle società averne uno significa essere importanti, con ampie vetrate e diversi palloni da basket firmati, LeBron, Jordan, Curry; Heath era l’avvocato delle nostre leggende del basket eppure non sembrava un tipo da sport o almeno non si poteva pensare amasse qualcosa in quel preciso genere. –Dovremmo dirlo a Johanna Tyson, dopotutto è il socio titolare di maggioranza e il vecchio Max non sembra più voler sentire parlare di questo studio, cosa ne pensi?- . Chris sembrava meravigliato, ancora era il suo primo giorno di lavoro e già poteva essere licenziato. Annuì con la testa e insieme partirono verso lo studio di Johanna. Si capiva subito che era la socia titolare: una stanza spaziosa con salottino annesso si stagliavano agli occhi di Chris e poi una figura femminile, dalle forme sinuose, sembrava la figlia di una dea. Johanna non era poi così vecchia, aveva 41 anni e ancora la sua pelle era liscia, certo il colore rosa acceso le dava una mano a nascondere la sua età, le sue forme sembravano quella di una liceale nel pieno dello sviluppo, i capelli bruni, mossi le scendevano fino alle spalle; sicuramente dietro una così bella persona si doveva nascondere un bel caratterino, dopotutto era lei il capo. Passò un’ora, Heath aveva raccontato tutto e Johanna aveva chiesto a Chris di uscire dalla stanza. – Troppo tempo trascorso, di cosa staranno parlano? Continuerò a lavorare qui? Vedrò ancora Jess? – Ormai qualsiasi paura aveva preso forma nella testa di Chris, ma trascorsi solo dieci minuti e fu chiamato dentro, Johanna lo stava scrutando attentamente e Heath non sembrava affatto uscito come vincitore. Chris stava entrando e lentamente Heath usciva – le parole di Johanna furono come il sole durante una giornata invernale, Chris poteva ancora lavorare dove voleva, aveva ancora una chance. –A sedici anni ho perso i miei genitori e uno stronzo di avvocato portò a mio zio, con il quale vivevo, due assegni. Aveva dato un prezzo alla vita dei miei, ma nessuna cifra mi avrebbe tirato su come avrebbero fatto loro due. Così ho deciso di diventare un avvocato per proteggere le persone più deboli, quelle che sembrano indifendibili e per mettere in atto un po’ di giustizia in questo mondo. Ma come in ogni storia non tutto va per il meglio, al liceo ho passato di sottobanco le risposte di un test a una ragazza, proprio alla figlia del preside, che una volta venuto a conoscenza dell’accaduto,non mi fece causa in cambio della mia non permanenza nell’istituto. Così non mi sono mai diplomato e non ho mai potuto frequentare Harvard, la migliore università a cui aspiravo per fare l’avvocato. Ho vissuto facendo il porta pizze e per aiutare il mio migliore amico sono finito, per di più, in questo edificio con una valigetta piena di erba, penso che il resto te lo abbia raccontato Heath – . Chris uscì dalla stanza, sembrava un morto, Heath si avvicinò e gli domandò cosa fosse successo. Il volto di Chris si illuminò – Lavoreremo insieme, saremo come Cesare e Augusto!-

Giovanni Antonio Arena IV B Liceo Scientifico- Istituto “G. Carducci”- Comiso (RG)

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone