IIS Savoia di Chieti 

Docente responsabile Fazii Patrizia

SBULLONIAMOCI. Bullismo a Scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, ragazzi indifferenti L’ignoranza di credersi forti

Giovedì 16 marzo 2017 presso l’Aula Magna dell’I.I.S. “Luigi Di Savoia” di Chieti si è tenuto un incontro rivolto alle classi della scuola. La discussione aveva come obiettivo l’informare noi ragazzi sui reali problemi che sono collegati al mondo della rete, far conoscere i fenomeni del bullismo e cyberbullismo sempre più frequenti tra gli adolescenti, i rischi che si corrono nell’usare mezzi tecnologici come armi contro il prossimo e alcuni consigli su come sovrastare questi problemi.

A parlare ai ragazzi sono stati l’ispettore e il segretario della polizia postale di Pescara, i sig.ri Mastronardi e Chiappetta.

Ma realmente abbiamo capito cos’è il bullismo?

Il bullismo è un comportamento violento sia fisico sia psicologico messo in atto soprattutto dai ragazzi verso persone apparentemente più deboli e incapaci di difendersi.

Oggi con il 90% dei ragazzi in possesso di un cellulare è facile vedere atti di bullismo effettuarsi in due modi differenti: con il bullismo diretto, ovvero con lo scontro fisico, verbale o psicologico tra vittima e bullo oppure con il bullismo indiretto, dove il bullo va a danneggiare le relazioni della vittima con gli altri attraverso pettegolezzi e dicerie infondati. Una persona assume l’immagine di bullo quando le sue azioni sono intenzionali e sistematiche verso un suo simile.

Ma siamo sicuri che la vittima sappia sempre chi sia il suo bullo?

Ebbene no, perché tra le tante forme di bullismo conosciute vi è quella del Cyberbullismo, anche chiamato bullismo online, un attacco offensivo o istigatorio che avviene tramite i vari strumenti della rete. Molto spesso il cyberbullo, codardo, non mostra la sua identità e assume una sicurezza in sé dovuta alla convinzione di non venire scoperto. Il cyberbullo può agire ogni volta che vuole, escludendo la vittima da chat, istigandola al suicidio, minacciandola, mettendo o condividendo online dati personali di essa. Ed è proprio con queste azioni che Amanda Michelle Todd, una ragazza vittima del cyberbullismo e del bullismo, fu spinta al suicidio. La sua storia viene raccontata spesso ai ragazzi e infatti anche a noi è stata presentata nella giornata con un video che ha realizzato proprio lei prima di morire.

Non possiamo far nulla per smascherare questi “criminali”?

Sì. Il cyberbullo crede di essere furbo, quando in realtà vi è la Polizia postale che intercetta le segnalazioni inoltrate dalle vittime quando scoprono di essere “bullizzate” via internet. La Polizia può accusare l’artefice a seconda della sua età e dalla gravità delle sue colpe: i ragazzi dai 14 ai 17 anni scontano pene non gravi tanto quanto quelle dei ragazzi maggiorenni. Tra le varie sanzioni (anche la prigione), possono essere accusati come colpevoli altresì i genitori dei “bulli”. Per questo si invitano i genitori a controllare maggiormente i figli e anche in modo più attento.

La polizia esegue inoltre aree di intervento sul cyberterrorismo, e-banking, e-commerce, hacking, giochi e scommesse online, protezione delle infrastrutture critiche del Paese e soprattutto pedopornografia, denunciando tutti i casi che vengono riscontrati.

Cosa possiamo fare noi ragazzi per evitare problemi?

Certamente il consiglio più valido è quello di parlare appena ci si accorge di essere bersagliati da qualcun altro e di non rimanere nel silenzio per paura di eventuali conseguenze. Ed è altrettanto importante che oltre alla vittima, non restino in silenzio le persone che hanno assistito ad azioni di bullismo o che sono al corrente di determinate situazione, dato che l’omertà non è la soluzione dei problemi.

La discussione si è conclusa con le domande su varie curiosità poste dagli alunni all’ispettore Mastronardi che ha risposto volentieri a tutti.

 

Redazione Savoia News, De Leonardis Giorgia, Holokoz Yeva I C LSA

 

 

 

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