SENZA CELLULARE? FORSE SI PUO’ SOPRAVVIVERE…

Ho sempre pensato che il cellulare contenesse la mia vita, dopotutto era vero, chi vive senza il suo cellulare? Beh io di certo no! Il mio cellulare era tutto per me, con più di trecento canzoni, con tutti quei social, con tutte le chat e tutti i miei direct privati; mai, e dico mai, avrei potuto vivere senza. Poi dovevo sempre essere disponibile per le mie amiche, se magari la loro crush scriveva: evento imperdibile, dovevamo “sclerare” assieme. Dovevo passare i pomeriggi a video chiamare la mia migliore amica e dovevo assolutamente raccontarle tutto quello che mi accadeva e lei faceva lo tesso con me. Poi i mille messaggi della classe: chi voleva i compiti, chi aveva bisogno di sapere come si facevano i problemi, era faticoso gestire un cellulare, ma doveroso.

Mia madre mi ha sempre detto che era meglio quando non c’erano tutti questi apparecchi elettronici e che l’eccessiva dipendenza dal cellulare può diventare una malattia, ma io non l’ho mai voluto capire e ho sempre pensato che lei esagerasse. È vero che se vai a prendere una pizza con gli amici nessuno dialoga come si faceva un tempo, perché tutti hanno in mano il proprio cellulare: tutti chattano, si fanno i selfie, anche se  non mi sembra tanto male, siamo o non siamo la generazione dei nativi digitali? Ma dato che a mia madre questa generazione non piace, mi ha proposto di fare una scommessa: se fossi riuscita a rimanere una settimana senza cellulare, avrebbe capito che non sono una cellulare-dipendente e me lo avrebbe ridato, ma se non fossi riuscita a resistere, me lo avrebbe tolto ancora, e quindi avrebbe vinto lei. Mio padre ovviamente era d’accordissimo, quindi abbiamo fatto questa scommessa, che a me sembrava più una punizione ma vabbè. Passavano i giorni e avevo avvisato tutte le mie amiche, ovviamente, ero molto dispiaciuta, ma a poco a poco me ne feci una ragione. Dialogavo di più con tutti, raccontavo quel che mi accadeva, anche senza il mio cellulare. Mi mancava ovviamente, ma ormai avevo capito che senza non sarei morta. Il giorno in cui mia madre me lo ridiede, ero felice di aver vinto, perché secondo me non pensava che potessi riuscire a superare la sfida. Lei era soddisfatta e io stracontenta di averlo riavuto.

Carola Perna 1a L

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