Aguirre, furore di Dio

“Sono Io il piu’ grande traditore, non ce ne sarà mai uno più grande! Chi solo oserà pensare alla fuga sarà squartato in centonovantotto pezzi, lo ridurremo ad una poltiglia sanguinolenta che spalmeremo sui tronchi della zattera. Chi mangia un solo chicco di mais o beve una sola goccia d’acqua in più sarà messo in catene e imprigionato per centocinquantacinque anni. Se io, Aguirre, voglio che gli uccelli cadano fulminati, allora gli uccelli devono cadere stecchiti dagli alberi. Sono il Furore di Dio, la terra che Io calpesto mi vede e trema. Chi seguirà me e il fiume avrà grandi onori e ricchezze. Ma chi diserterà…”

Lope de Aguirre interpretato da Klaus Kinski

 

1560, Dicembre, un gruppo di conquistadores, guidato da Francisco Pizzarro, si trova in Amazzonia in cerca della città di El Dorado. A corto di viveri, Pizzarro decide di mandare 40 uomini, guidati da Don Pedro de Ursúa a trovare la mitica città. Fanno parte della spedizione l’ambiguo Lope de Aguirre, il frate Gaspar de Carvajal, il nobile Don Fernando de Guzman, la moglie di Ursúa, Inez, e la figlia di Aguirre, Flores. Ma la spedizione sarà l’inizio di un viaggio tra le insidie della giungla e della bramosia di potere dell’uomo.

Aguirre, furore di Dio , e’ il secondo e uno dei migliori film di Werner Herzog, ed uno dei più grandi capolavori della cinematografia mondiale. Fin dall’ inizio del film siamo proiettati nella foresta amazzonica, con il gruppo di Pizzarro che si lascia alle spalle la magnifica Machu Pichu. La meravigliosa sequenza fa fin da subito capire la bravura di Herzog nel cogliere ogni azione con uno stampo documentaristico; infatti, sembrerà molto spesso di essere nella giungla insieme ai soldati e a agli indios. Siamo sommersi dalla natura, inglobati nella sua grandezza e niente può fermare la sua quiete, né i cannoni né i moschetti.

Il film colpisce proprio per questo, Werner Herzog, nemmeno trentenne, riesce a sbalordire con delle immagini fantastiche, spettacolari. Però il meglio del film viene dopo la prima parte. Guidati dalla mastodontica interpretazione di Klaus Kinski, nei panni di Lope de Aguirre, lasciamo la “sicurezza” del gruppo di Pizzarro e ci troviamo soli con quaranta uomini alla ricerca di una città che forse non esiste. La ricerca sarà, infatti, infruttuosa, cosa palese ai nostri occhi, ma non a quelli di Aguirre: dopo aver preso il controllo della spedizione, sarà lui a guidarla attraverso il fiume. Con gli indios in agguato nella foresta sempre pronti a colpire, come un esercito invisibile ma sempre presente nelle fitte fronde del verde amazzone e con i pericoli della natura, il viaggio verso El Dorado non e’ più una spedizione, ma il sogno deviato di un megalomane, Aguirre, il furore di Dio.

Il messaggio del film è racchiuso in Aguirre: il nostro protagonista rappresenta la pazzia dell’ uomo nel cercare di contrastare la natura ed egli è simbolo del fatto che la natura non si può controllare. Lui non si considera più un uomo, si considera la potenza e il furore di Dio. Nel suo delirio ucciderà chiunque gli si opponga, proprio lui è il più grande traditore, vuole le terre che sta esplorando e addirittura la Spagna al suo ritorno. Nel finale, in una delle sequenze più belle del film, summa massima della sua follia e al contempo della sua fusione con la natura, Aguirre resta solo su una zattera distrutta, con attorno i cadaveri dei suoi compagni nel suo finale delirio di onnipotenza, lui, furore di Dio.

Aguirre è un film che non tutti conoscono ma che tutti dovrebbero conoscere, questa straordinaria opera è un atto cinematografico meraviglioso di amore verso la natura e di denuncia della follia dell’uomo, una fantastica perla che non dovrebbe essere lasciata in disparte.

Vincenzo Ambrogio

 

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