IIS Da Vinci di Maccarese

Docente responsabile Giacomo Puma

S.U.N.S.H.I.N.E., una “Divina Commedia” moderna

Una delle canzoni più belle dell’hip hop italiano ci porta in una città dal cielo nuvoloso e ricoperta di ghiaccio: questa è la “selva oscura” di Tarek Iurcich e Marco Micheloni

di Federico Piconese

 

Un cielo nuvoloso e una città ricoperta di ghiaccio, questa è la selva oscura di Tarek Iurcich e di Marco Micheloni (in arte Rancore e Dj Mike) che ci viene presentata nella canzone S.U.N.S.H.I.N.E., definita da molti come una delle canzoni più belle dell’hip hop italiano

Il video della canzone si apre con il discorso di Palmiro Togliatti, leader del PCI, dove viene citato, casualmente, un verso di Virgilio (“voi fate il miele, o api, ma sono altri che lo godono”) che ci introduce, a mo’ di proemio, a quella che sarà la complessa struttura di versi.

Il testo è basato sulla visione che il rapper romano dà al concetto di luce. Il raggio del sole infatti è l’unico in grado di attraversare le nuvole e sciogliere il ghiaccio che ricopre i tetti degli edifici e le persone. Inoltre è in grado di manifestare parte della sontuosità del sole.

Di questa metafora ci sono due principali interpretazioni che si evincono dai vari passi della composizione scrittorea. La prima vede l’io lirico dell’autore come protagonista di una fuga dall’oscurità (trattata in una canzone uscita 4 anni prima dal titolo D.A.R.K.N.E.S.S.). La seconda analizza la condizione nella quale versa la società odierna, riassumibile in tre versi appartenti al ritornello (“essere nati, essere programmati, essere schiavi/ rasserenati dall’amare il sole/ tu non devi venerare il sole ma la luce che vedi”).

Questi ci presentano una società indirizzata ad un modello di omologazione con l’intenzione di stare “sereni” rinunciando anche alla libertà personale. Qui entrano in gioco le funzioni dei “soli”, ovvero quella di rasserenare e porre dei modelli alla massa distogliendola da quello che è il suo posto. Nell’ultimo verso arriva la sentenza di Rancore, secondo il quale, una volta che all’individuo vengono posti dei modelli, questi deve far valere il suo senso critico, in quanto il compito dell’artista non è quello di essere venerato come una divinità, ma quello di introdurre nel pubblico ispirazione, curiosità, emozione… insomma “luce” ed è quest’ultima, quindi, da venerare

I due autori stessi definiscono il componimento come il manifesto di una felicità universale accostabile ad una cosa sola: il raggio di sole che buca le nuvole e grazie alla quale riesci a percepire la presenza del sole stesso.

Dj Mike fa anche notare che la durata della canzone è la stessa del tempo che la luce solare impiega a raggiungere la Terra, quindi la canzone potrebbe rappresentare una sorta di sintesi della distanza che c’è tra la Terra stessa e il Sole. Inoltre, in un’altra intervista, Rancore definirà il testo come definizione del viaggio emotivo-filosofico intrapreso dai due artisti per mezzo della musica.

In realtà non c’è un’interpretazione corretta, non c’è un significato primo. Gli ambiti trattati sono molti (amore, politica, luce, rivalsa, inganno, schiavitù…) e ad ogni ascolto si colgono piccolezze, dettagli non colti prima, ma che ancora non ti permettono di concludere quello che è il complesso puzzle di questa canzone.

Concludo inserendo il bridge finale del testo che a mio parere riassume in pieno il concetto della canzone:

…Ghiaccio, sui tetti di questo villaggio
adagio si scioglie non ne resterà un stralcio
squarcio tra nuvole e poi sbuca un raggio
assumo coraggio per stare qua giù…

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone

Dalla redazione: