La mafia si vince con il coraggio.

 

Due gli appuntamenti cui i ragazzi della scuola Secondaria di Primo e Secondo Grado dell’Istituto Omnicomprensivo ‘N. Scarano’ sono stati invitati per riflettere sul tema della legalità. L’occasione è stata fornita dalla presentazione di due libri inerenti la lotta contro la mafia e, nello specifico, “Il mio nome è Zoccola, per la camorra sono un figlio di puttana” di Ismaele La Vardera e “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ’ndrangheta” di Paolo del Chiara. L’iniziativa, organizzata dalla Proloco Terventum, in collaborazione con l’Istituto Omnicomprensivo ‘N. Scarano’ e con il patrocinio del Comune di Trivento, ha avuto luogo presso il Centro Polifunzionale l’11 e il 25 febbraio 2017.

Ismaele La Vardera è un giornalista delle Iene che ha deciso di raccontare la ‘strana’ storia di Benedetto Zoccola, anche lui presente all’evento, e della sua ‘strana’ avventura. Essa parte da lontano, dal 2012. Benedetto Zoccola, laureato in economia e abilitato come commercialista, aveva pensato di costruire delle ville su dei terreni ereditati dal nonno ma la camorra glielo ha impedito perché ha rifiutato di pagare il pizzo.  Egli è stato vittima di tanti soprusi, a partire dalle gomme della macchina forate, a un violento pestaggio fino a un vero e proprio attentato. Benedetto ci ha raccontato, con dovizia di particolari, che la sera del pestaggio, avvenuta l’11 settembre 2012, seppur in condizioni pietose, riuscì ad arrivare fino a una caserma dei carabinieri dove raccontò la sua storia e fu portato in ospedale. Ci ha raccontato che stava così male che non faceva avvicinare nessuno! Tuttavia, grazie alla sua denuncia e al suo coraggio riuscì a far arrestate molti mafiosi. E non si fermò lì. Volendo contribuire alla rinascita del suo paese accettò di far parte della giunta comunale accettando la delega sull’ambiente, ma un giorno alcuni mafiosi gli fecero scoppiare una bomba davanti casa che lo privò della vista e dell’udito all’occhio e orecchio destro. A quel punto, gli fu assegnata una scorta, anch’ella presente alla presentazione. Benedetto ci ha parlato anche di questo aspetto e ci ha detto che avere una scorta ha dei pregi e dei difetti, perché ti senti al sicuro ma non può mai avere dei momenti da solo! “Nonostante io viva ristretto—ha affermato—mi sento una persona libera”. In tutti questi anni Benedetto ha rischiato di perdere la vita in molte occasioni, ma è riuscito fortunatamente a far arrestare parecchi boss. Ciò che ci ha maggiormente colpito durante il suo racconto è stato il suo coraggio e il fatto che abbia sottolineato più volte che l’educazione alla legalità parte dalle piccole azioni che ognuno di noi fa nel quotidiano.

Per fornirci altri spunti di riflessione sulla legalità, Il 25 Febbraio si è tenuta la presentazione del secondo libro sulla mafia del giornalista e scrittore molisano Paolo de Chiara :”Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”. .

L’opera, come suggerisce il titolo, si concentra sulla figura di Lea Garofalo, una giovane eroina che ha sfidato l’ndrangheta e che ha denunciato le lotte interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco. Lei ha avuto il coraggio di scappare dalla sua amata Calabria per diventare una collaboratrice di giustizia.

Nel 2009 insieme a sua figlia Denise decide di trasferirsi a Campobasso, ma dato che questa sistemazione non viene ritenuta sicura si ritrasferisce insieme a sua figlia in un paese vicino Milano.

Il 5 Maggio 2009, a causa di un guasto alla lavatrice, si presenta nella sua abitazione un falso tecnico poiché non era un idraulico ma  un uomo che doveva ucciderla. Per sua fortuna, la donna riesce a sfuggire all’agguato grazie alla figlia Denise che si mette in mezzo ai due impedendo la morte della madre. Tuttavia la donna viene successivamente rapita la sera del 24 novembre. Approfittando di un momento in cui Lea rimane da sola senza Denise, Carlo Cosco (ex marito nonché mandante dell’omicidio) la fa rapire e torturare. Il suo corpo, inoltre, viene anche bruciato e poi sciolto nell’acido. I resti, 2800 frammenti, vengono ritrovati dagli inquirenti in un campo della Brianza. Per il suo omicidio sono stati confermati 4 ergastoli e una condanna a 25 anni di detenzione per il pentito Carmine Venturino .

Michele  Scarano

Vincenzo Roberti I B

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