Liceo Democrito di Casalpalocco

L’alternanza scuola-lavoro è ormai una realtà: una grande occasione o una fallimentare perdita di tempo?

“Sfruttamento, repressione, aziendalizzazione. Non è questa la formazione”. Questo è ciò che intona un corteo di centinaia di ragazzi in protesta nel cuore di Firenze.

“Mi avevano detto che sarei stata dietro ai fornelli e invece sono finita a lavare i bagni e a fare volantinaggio per dodici ore consecutive” racconta Nadia, studentessa di un istituto alberghiero di Bari.

A quanto pare la nuova offerta formativa rivolta agli studenti delle scuole superiori, portata dalla legge 107/2015 della Buona Scuola, sia la causa di uno scontento generale. I ragazzi, per raggiungere le duecento ore di attività obbligatoria, frequentemente sono costretti a condurre lavori che dovrebbero essere svolti da personale autorizzato e retribuito piuttosto che mansioni che dovrebbero avvicinarli al mondo del lavoro analogo al proprio indirizzo di studio, come dovrebbe essere.

Gli studenti, oltre a sentirsi sfruttati, spesso si trovano costretti a pagare cifre di oltre 200 euro per poter accedere ai percorsi di alternanza e ciò rende le esperienze inaccessibili per coloro che non hanno le possibilità economiche per sostenere tali spese.

Per far svolgere esperienze lavorative ai propri ragazzi, oggi le scuole sono costrette ad accettare lavori di ripiego e molte volte, in assenza di un quadro di riferimento preciso, sono gli stessi istituti a ‘simulare’ le attività al proprio interno: si fingono cioè imprese, virtuali e non, che operano assistite da aziende reali. Tra quelli che invece riescono ad entrare in azienda, un’indagine mostra che il 28% afferma di aver lavorato con il team, il 16% ha invece ricevuto unicamente nozioni teoriche, il 9% conferma di “non aver fatto niente” mentre al restante 36% è stato spiegato e mostrato il lavoro, con nozioni teoriche e pratiche, ma questo non ha avuto alcun coinvolgimento con le mansioni del team. Senza contare che 1 ragazzo su 5 non è stato affiancato da alcun tutor in azienda.

Dunque, se lo scopo di questa alternanza scuola-lavoro è quello di ‘formare gli studenti’ per le future attività lavorative, l’obiettivo, per ora, è stato raggiunto solo parzialmente e non con poche proteste da parte dei giovani.

Annalisa Maurizi, IVF

Liceo Scientifico Democrito

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