recensito da Linda Consilvio.

L’opera Vita di Galileo scritta da Bertolt Brecht, nato ad Augusta nel 1898, è una drammatizzazione in quindici scene della carriera del grande scienziato toscano. Nel testo la figura di Galileo viene presentata in maniera innovativa, in quanto il profilo psicologico del personaggio è descritto in modo tale da permettere al lettore di giudicare in maniera soggettiva il comportamento dello scienziato. Gli argomenti trattati da Brecht sono le invenzioni e le varie scoperte fatte da Galileo e il rapporto di quest’ultimo con la Chiesa e la società del tempo, ma dietro ogni pagina del libro si nascondono, in realtà, tematiche molto più varie. Importante è la critica che sorge nei confronti della scienza che decide, molto spesso, di sottomettersi al potere politico rischiando anche di danneggiare la società. L’autore revisiona l’opera dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e cerca di mettere in evidenza la debolezza dello scienziato dinanzi al potere; infatti da molti discorsi che avvengono all’interno del libro possiamo notare che Galileo stesso preferisce alcune volte tacere al fine di assicurarsi una vita tranquilla e un’agiatezza economica. La parte su cui mi sono soffermata maggiormente a riflettere è stata quella dell’abiura. Sorge spontaneo chiedermi se io al suo posto fossi riuscita a lottare fino alla fine per affermare i miei ideali o, come lui, mi sarei lasciata sopraffare dalla paura della morte. Molti di noi intraprendono una lotta contro qualcosa considerata ingiusta, ma pochi  hanno il coraggio di concludere la battaglia, la maggior parte delle persone infatti batte in ritirata appena le cose si complicano perché si rende conto che senza un sostegno non potrà farcela. Un esempio lampante è quello riguardante il problema della mafia. La società è costretta  a subire ogni giorno soprusi da parte dei mafiosi e, nel momento in cui qualcuno osa ribellarsi, mette a repentaglio la propria vita. Questo avviene perché, sempre più spesso, le autorità che dovrebbero tutelarci ci illudono, mostrandoci la libertà mentre ci tengono incatenati a falsi ideali. Così, come accadeva nella società brechettiana, anche oggi quei pochi che detengono i poteri cercano di mascherare la verità così da poter gestire a loro piacimento il popolo. É orribile constatare come molte persone, soprattutto scienziati ed intellettuali, si prestano a vendere la propria intelligenza ai potenti, anche a discapito della comunità, solo per assecondare i propri interessi. Leggendo il libro di Brecht io personalmente mi sono schierata dalla parte della ragione e della verità, ma sono comunque del parere che molto spesso la scienza      e le nuove scoperte (che dovrebbero condurci al progresso) indicano anche un regresso. Questa convinzione mi porta a ritenere la storia e la scienza fondamentali, in quanto vanno ad abbattere le barriere dell’ignoranza consentendoci di non commettere gli stessi errori del passato.

Linda Consilvio IV A Liceo Scienze Applicate

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