IIS Da Vinci di Maccarese

Docente responsabile Giacomo Puma

Cinquant’anni fa… Luigi Tenco

Questo inizio 2017 ha segnato i 50 anni dalla morte – tragica e tuttora avvolta dal mistero – di Luigi Tenco. Ma chi era Tenco? E quale è stato il motivo del suo gesto disperato? Ecco come i giovani d’oggi rivivono il suo mito

di Giulia Bompan, Patrizio Fiorani, Francesco Mastrodascio e Riccardo Zuccante, Davide Passeri

 

Luigi Tenco nacque il 21 Marzo 1938 e morì tra il 26 e i 27 Gennaio 1967. “Io sono uno che sorride di rado, questo è vero, ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre, però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro” diceva.
All’epoca Tenco era considerato tra gli esponenti della scuola genovese nel  gruppo che stava rinnovando la musica leggera italiana: ne facevano parte tra gli altri Fabrizio De André, Gino Paoli, Bruno Lauzi e Umberto Bindi. Tenco si era presentato al Festival con la cantante francese, e sua compagna, Dalida e con la canzone “Ciao amore ciao”: una canzone d’amore nei tempi in cui gli italiani emigravano in America.

Tra le altre canzoni in gara c’erano “Non pensare a me” di Claudio Villa e Iva Zanicchi, che vinse, “Bisogna saper perdere” di Lucio Dalla, “Cuore matto” di Little Tony, “Pietre” di Antoine, “La musica è finita” di Ornella Vanoni e “Io tu e le rose” di Orietta Berti. “Ciao amore ciao” non fu apprezzata né dal pubblico né dalla giuria, arrivò al dodicesimo posto su sedici in classifica e fu esclusa dalla finale; non rientrò nemmeno col ripescaggio, e le venne preferita “La rivoluzione” di Gianni Pettenati.

Nella sera del 26 gennaio Tenco salì sul palco per cantarla e disse al conduttore Mike Bongiorno: «Questa è l’ultima volta». La cantò male, andando fuori tempo, dopo aver assunto un farmaco e dell’alcol e facendo spazientire Dalida, che commentò poi dietro le quinte che gliel’aveva rovinata. Tenco seppe che era stato eliminato dal Festival mentre dormiva su un tavolo da biliardo; rientrò nella sua camera d’albergo, la 219 dell’Hotel Savoy, e fu ritrovato la mattina dopo, ucciso da un colpo di pistola alla tempia. C’era un biglietto scritto a mano con su scritto: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io te e le rose” in finale e una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao Luigi».

Tenco si sarebbe dunque ucciso per la delusione di aver visto la sua canzone rifiutata e per protesta verso l’industria musicale italiana e il pubblico in generale. Da subito iniziarono comunque a circolare dubbi e versioni diverse da quella ufficiale, alimentati da un’indagine a volte poco precisa e da alcuni dettagli poco chiari: non si sa ancora chi trovò il cadavere per primo, forse Dalida, verso le due del mattino, che chiamò subito l’amico Lucio Dalla. Alcuni accusarono dell’omicidio la stessa Dalida o sostennero la cosiddetta “pista argentina”: Tenco sarebbe andato in tour in Argentina e avrebbe portato con sé informazioni riservate consegnate da esponenti eversivi di destra italiani per i golpisti che cercarono di rovesciare il governo argentino nel 1966.

Su Internet circolano ricostruzioni più o meno fantasiose, favorite anche dal fatto che il commissario capo di Sanremo, Arrigo Molinari, che si occupò dell’indagine, apparteneva alla loggia P2 e forse all’organizzazione di destra Gladio. Inoltre qualche settimana prima Tenco aveva anche detto di essere stato inseguito da due automobili a Santa Margherita Ligure e che per questo aveva comprato una pistola per autodifesa, una Walter Ppk ritrovata nella camera del Savoy. In molti però raccontarono che quel giorno Tenco era molto deluso e turbato, e che già in passato aveva pensato di uccidersi: Gino Paoli e Ornella Vanoni raccontarono che quella sera Tenco aveva bevuto alcol, cognac o whisky  e ingerito molte pastiglie di Pronox, un tranquillante. Del caso si sono occupate negli anni anche trasmissioni tv come “Telefono Giallo” di Corrado Augias, “La Storia siamo” noi di Giovanni Minoli e “Chi l’ha visto” di Simonetta Morresi.

Nel 2005 la procura di Sanremo ordinò di riesumare la salma per effettuare nuovi esami, tra cui l’autopsia: il caso venne chiuso un anno dopo e venne confermata l’ipotesi del suicidio. Nel 2013 i giornalisti Pasquale Ragone e Nicola Guarneri scoprirono che il bossolo recuperato dalla polizia sarebbe quello di una Beretta, un’arma diversa da quella posseduta da Tenco. Un supplemento di indagine della polizia del 2015 che ha tenuto prova di queste prove è stato riaperto e poi archiviato.

La morte di Tenco fece comunque molta impressione, nell’opinione pubblica e nel mondo della musica. Nel 1972 fu creato il Club Tenco per valorizzare la canzone d’autore, e nel 1974 il Premio Tenco, rivolto ai cantautori italiani e internazionali particolarmente significativi: ogni anno per l’occasione un cantante interpreta una sua versione di “Lontano Lontano”.

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Nella notte tra il 26 e 27 gennaio 1967 Luigi Tenco viene ritrovato morto nella stanza 219 dell’ Hotel Savoy a Sanremo. Quella sera era in corso la diciassettesima edizione del Festival, in cui il cantautore italiano aveva partecipato in coppia con Dalida con il brano “Ciao amore, ciao”.

Dopo la precoce eliminazione, avvenuta alle ore 22:30, Tenco si dirige nervoso verso il suo hotel, dove beve un litro di grappa e prende pasticche Pronox. A questo punto Tenco chiama la sua fidanzata segreta, Valeria, e le promette che si vedranno il giorno seguente, ma come sappiamo bene questo incontro non avverrà mai. Il suo cadavere viene ritrovato da Dalida alle 2:10 circa di notte. Il corpo è di traverso a qualche metro dalla porta, la pistola si trova in mezzo ai piedi di Tenco, mentre la lettera d’addio viene prontamente raccolta da Dalida. La polizia, guidata dal commissario Arrigo Molinari, arriva sul posto solo mezz’ora dopo, quando ormai la scena del crimine è compromessa. Alle ore 3.00 arriva un medico, Franco Borrelli, che certifica il suicidio.

Da questo momento le opinioni si dividono tra chi vuole il proseguimento del Festival come Ugo Zatterin, Presidente della Commissione Selezionatrice, e chi pensa vada fermato tra cui Lello Bersani. Zatterin guida le indagini e fa portare via il cadavere da Molinari. Il caso viene trattato in maniera superficiale dalla polizia che non esegue alcuna autopsia e si dimentica pure di fotografare la scena del crimine.

L’ipotesi del suicidio ancora oggi non convince  del tutto parenti e fans, nonostante nel febbraio del 2006 sia stato riesumato il corpo.  Gli esperti della scientifica hanno potuto così appurare l’esatta traiettoria del proiettile.

Dietro la tesi dell’omicidio ci sono diverse interpretazioni: c’è chi pensa che Tenco sia stato ucciso per aver scoperto un giro di corruzione dietro al Festival, per altri era coinvolto l’ex marito della compagna Dalida, Lucien Morisse, discografico geloso del cantautore piemontese.

Il caso è stato chiuso e riaperto per ben due volte (l’ultima nel 2016 per una petizione di 100mila firme), ma la conclusione è stata sempre la stessa: Luigi Tenco ormai 50 anni fa si è tolto la vita con un colpo sparato dalla sua PPK alla  tempia.

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Come ogni anno ritorna il  festival della musica italiana (Sanremo) arrivato alla sua 67 edizione. in questa edizione del festival si ricorda il 50° anniversario della morte  del cantautore Luigi Tenco e ancora a 50 anni dalla morte aleggia il mistero: “suicidio  o omicidio? ”.

Per  capire meglio  questa vicenda dobbiamo tornare al quel festival del  1967.  Era la 17° edizione del festival di Sanremo Luigi Tenco  si presento al festival con la canzone Ciao amore ciao cantata in coppia con la cantante Dalida  anche se la canzone aveva un altro testo e un altro titolo pubblicata qualche anno dopo in  un antologia della RCA che avevi  toni antimilitarista  per non incorrere nella censura, poiché parlavano di alcuni soldati che partivano per la guerra durante il Risorgimento ed erano ispirate ai versi della poesia di Luigi Mercantini La spigolatrice di Sapri sulla sfortunata spedizione di Sapri di Carlo Pisacane. Soltanto il ritornello (“ciao amore, ciao amore, ciao”) era uguale. Il testo presentato invece era una canzone d’amore sullo sfondo dell’emigrazione italiana verso le Americhe (“in un mondo di luci, sentirsi nessuno”). Il brano non venne apprezzato dagli organizzatori e si classifico al 12° posto e falli  anche il ripescaggio e per questo fu preso dallo sconforto  e Mike Bongiorno avrebbe in seguito raccontato che in quel momento pensava che Tenco avesse deciso di interrompere la carriera artistica.

L’eliminazione di Ciao, amore ciao fu comunicata a Tenco, mentre il cantautore stava dormendo su un tavolo da biliardo: appena saputo dell’eliminazione definitiva del suo brano, prima riconfermò di volersi dedicare solo alla carriera di compositore e abbandonare quella di interprete, poi se la prese con Marcello Minerbi del gruppo Los Marcellos Ferial, imputandogli di essere stato colui che l’aveva introdotto nel mondo della musica e con l’amico Piero Vivarelli. A prendere con maggior filosofia l’eliminazione di Ciao amore, ciao fu invece Dalida, che invitò Tenco a un brindisi. Il cantante infine se ne andò contrariato.

I nastri dell’ultima esibizione di Tenco (come di altri cantanti) andranno perduti negli archivi RAI; rimangono solo fotografie, la registrazione filmata delle prove, e la registrazione audio recuperata in seguito grazie all’archivio radio.

Rientrato all’ Hotel Savoy  venne successivamente ritrovato morto nella sua camera  la morte fu stimata a mezzanotte del 27 gennaio 1967 i primi a rinvenire il cadavere presumibilmente il suo amico Lucio Dalla e successivamente la stessa Dalida che aveva cantato  con lui  la sera prima. Il corpo presentava un foro di proiettile di entrata sulla tempia destra e  sulla tempia sinistra il foro di uscita  Venne trovato un biglietto vergato a mano – che più perizie calligrafiche hanno poi consentito di attribuire allo stesso Tenco – contenente il seguente testo: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi»

Questo fece pensare subito al  suicido inoltre Luigi Tenco aveva anche acquistato una pistola per autodifesa tutta via  nei decenni successivi si crearono  molti dubbia a causa delle gravi deficienze nelle indagini come la rimozione del corpo e del suo riposizionamento del corpo nella camera questo porto a teorie più  o meno plausibili Farà discutere, ad esempio, l’appartenenza del commissario capo di Sanremo, Arrigo Molinari, che si occupò dell’indagine, alla loggia P2 e forse all’organizzazione Gladio.

Tenco aveva inoltre sostenuto che poche settimane prima, a Santa Margherita Ligure, due automobili, dopo averlo speronato, avevano tentato di mandarlo fuori strada, senza alcun motivo apparente. Perciò aveva acquistato una pistola per autodifesa (possedeva in tutto un fucile e tre pistole: una carabina Beretta 22 modello Olimpia, un revolver Arminius calibro 22, una Dwp P08Luger calibro 7.65 Parabellum e la Walter Ppk ritrovata nella camera del Savoy).

Per questi e altri motivi  dopo molti anni il caso fu  riaperto nel 12 dicembre del 2005 a 38 anni dai fatti e la procura generale di Sanremo ha disposto la riesumazione per effettuare nuovi esami  (per la prima volta viene eseguita l’a autopsia) e  il 15 febbraio 2006 hanno confermato l’ipotesi del suicidio, chiudendo definitivamente il caso. Anche se a seguito di un inchiesta di due giornalisti  Pasquale Ragone e Nicola Guarneri nel 2013 ha però rivelato che l’arma di Tenco non sarebbe mai entrata sulla scena del crimine e che il bossolo repertato dalla polizia nel 1967 riporta i segni di una Beretta modello 70 in calibro 7.65 mm. Sulla base delle perizie raccolte dai due giornalisti, un supplemento di indagine si è svolto nel 2015 in seguito alla richiesta di riapertura depositata dal giornalista e criminologo Pasquale Ragone il 24 gennaio 2014 (documento dal titolo “Richiesta di riaccertamento del bossolo relativo alla morte di Tenco Luigi”), con archivLa richiesta era stata oggetto di due importanti servizi di “Tv7” (24.1.2014, Rai Uno) e di “Chi l’ha visto?” (18.2.2015, Rai Tre)].

La famiglia, dopo il 2006, ha affermato, tramite la nipote Patrizia Tenco, di condividere la tesi ufficiale come veritiera, considerando speculazioni le altre ipotesi. Anche i colleghi Bruno Lauzi, Gino Paoli e Ornella Vanoni (così come l’amico Fabrizio De André) hanno sempre sostenuto la tesi del suicidio come verosimile; Tenco era rimasto turbato dal tentativo di suicidio con arma da fuoco di Paoli stesso nel 1963, prima di rompere la loro amicizia, e negli ultimi giorni di vita aveva fatto allusioni a un epilogo drammatico, sebbene non fosse depresso; Lauzi disse in seguito che Tenco, in momenti di sconforto, gli aveva più volte detto di volersi sparare.Inoltre la sera della morte era apparso stravolto anche prima di esibirsi, mentre dopo, secondo Ezio Radaelli, “aveva lo sguardo strano di chi era già in un altro mondo”. Paoli e la Vanoni (presente al Festival) affermano che, quella sera, per smaltire la delusione dell’eliminazione, Tenco avesse bevuto cognac o whisky e assunto di nuovo molte pastiglie di Pronox, un tranquillante appartenente alla classe dei barbiturici (nella stanza ne fu ritrovata una scatola vuota) che tra gli effetti indesiderati ha il possibile aumento di ideazione suicida, e che queste sostanze gli avessero causato uno stato di forte alterazione psicologica, tale da spingerlo al tragico gesto.

La morte di Tenco fece comunque molta impressione, nell’opinione pubblica e nel mondo della musica. Nel 1972 fu creato il Club Tenco per valorizzare la canzone d’autore, e nel 1974 il Premio Tenco, rivolto ai cantautori italiani e internazionali particolarmente significativi: ogni anno per l’occasione un cantante interpreta una sua versione di “Lontano Lontano”. A 50 anni dalla sua morte continuano le congetture le ipotesi sulla morte di Luigi Tenco continuando alimentare un alone di mistero in  una storia ormai conclusa e archiviata .

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Luigi Tenco fu un importante cantautore degli anni ’50 e ’60: partecipò all’allestimento di varie band musicali e lavorò con alcuni grandi musicisti italiani come De Andrè, Gino Paoli…

La fine della sua carriera fu segnata dall’insuccesso nell’edizione di Sanremo 1967, con la canzone “Ciao, amore ciao”. La canzone non passò nemmeno all’esame di ripescaggio e ciò gli portò talmente tanto sconforto da ammettere davanti al pubblico di voler lasciare il mondo della musica. Poche ore dopo la sua esibizione, egli fu trovato morto nella sua stanza dell’Hotel Savoy con in mano una pistola e un biglietto con su scritto:« Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi. ».

Le ipotesi puntarono subito al suicidio eseguito con un colpo di pistola alla testa. Negli anni successivi si sono però susseguiti dubbi nelle indagini, causati da teorie più o meno plausibili e dal precedente spostamento del cadavere per via di “dimenticanze” nella scena del crimine. Arrigo Molinari si occupò dell’indagine e disse infine che l’arma che impugnava Tenco era stata comprata da lui stesso per difesa personale, dato che aveva ricevuto un’aggressione mentre era nella sua macchina. Negli ultimi tempi, si è sempre sostenuto che Tenco si fosse suicidato perchè, sebbene non fosse depresso, aveva detto ad un suo amico di volersi sparare. Oltre a questo, le ipotesi moderne sostengono che l’arma di Tenco non sarebbe mai entrata sulla scena del crimine e che, prima di ritirarsi nell’Hotel, egli avrebbe assunto molte pastiglie di Pronox, un potente calmante che come effetto collaterale, proprio l’istinto suicida.

Ancora oggi, anche se l’inchiesta è stata archiviata come “caso di suicidio”, non è ancora chiaro se Tenco si fosse suicidato: alcune prove puntano all’omicidio, come il ritrovamento di una seconda pistola diversa da quella di Tenco nella stessa stanza incriminata; come l’imprecisione riguardante la posizione del corpo e del cadavere, come l’ora del decesso poco chiara.

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Dalla redazione: