Multitasking: mito o realtà?

Multitasking,  ovvero l’illusione di fare più cose contemporaneamente. Un recente studio di un’università americana smentisce questo stereotipo

di Silvia Catani e Francesco Mastrodascio

Il multitasking è un luogo comune che viene spesso  identificato con l’universo femminile piuttosto che con quello maschile, anche se ormai quasi tutti vorremo avere questa capacità per il lavoro, la scuola e per tutti gli aspetti della vita.

Le ricerche su questo argomento sono molte, una tra queste è quella fatta nella West Virginia University: realizzata da Elizabeth Cohen, si è concentrata nello stabilire in dettaglio i limiti del cervello umano e la sua naturale sensibilità alle interferenze cognitive che permettono di elaborare solo un numero limitato di cose alla volta.

La dottoressa ha spiegato come il cervello sia costituito da una bacino finito di risorse, da utilizzare in qualsiasi momento. “Se non si ha davvero molto da eseguire, abbiamo quindi tutte queste risorse libere di dedicarsi a qualsiasi cosa sulla quale vogliamo concentrarci” esordisce la Cohen. “D’altra parte, se vi è un compito che richiede un determinato quantitativo di concentrazione, allora la nostra attenzione non sarà così impegnata se proviamo a fare qualcosa di diverso”.

In particolare, ci si è concentrati sulla velocità di elaborazione del cervello e sulle sue limitazioni che influenzano la capacità multitasking. La ricercatrice ha evidenziato delle interferenze, sia interne che esterne, in grado di influire sulla capacità del cervello di operare in multitasking. Internamente, le cosiddette “menti vagabonde” sono le principali indiziate nell’ostacolare il multitasking. Esternamente, le distrazioni e le interruzioni influenzano negativamente la capacità del cervello di operare contemporaneamente in più di una mansione. “Abbiamo dei limiti cerebrali gravi e possediamo anche questa estrema sensibilità alle interferenze e tutto ciò rende molto difficile al nostro cervello capire quel che effettivamente ha bisogno di essere elaborato” chiarisce la Cohen.

Secondo la ricerca, i problemi sorgono quando vengono elaborate troppe informazioni nella corteccia prefrontale, ossia la parte del cervello responsabile nella scelta di quali informazioni elaborare e quando. “La corteccia prefrontale può fare solo una cosa alla volta” conferma la ricercatrice.

Sin dalle ricerche passate si era a conoscenza del fatto che il tempo necessario a compiere un’azione – mentre si sta facendo anche qualcos’altro in contemporanea – è di circa quattro volte superiore. “Si tratta di un ostacolo significativo nella realizzazione di un compito” afferma. Dunque, il cervello umano non è programmato per fare due cose alla volta. “Siamo in grado di farlo ma, quando lo facciamo, non siamo così produttivi e non siamo in grado di farlo velocemente” conclude Elizabeth Cohen.

Questo dimostra come l’uomo non sia fatto per fare più cose contemporaneamente e, se ci prova, non fa altro che rallentare il tempo per svolgere un compito invece di velocizzarlo: non migliora affatto la qualità  del prodotto del compito, anzi non fa altro che peggiorarla. Quindi la prossima volta che c’è  da studiare o fare un lavoro, non dobbiamo farci  influenzare da altre azioni e concentrarci  invece sull’obiettivo primario

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