Parigi: le vie est pas si rose

Risuonano ancora una volta i cannoni a Parigi. Gli stessi cannoni che erano stati tamponati coi fiori, o così pareva. Gli stessi cannoni che il 13 novembre di due lontani (ma tanto vicini) anni fa erano stati messi a tacere dalla commossa preghiera di un bambino al padre.
Gli stessi cannoni che avrebbero dovuto tacere sulle note di “Le vie en rose”. Lo stesso terrore di ogni capitale europea, di ogni città del mondo, di ogni singola persona sulla faccia di questa martoriata Terra. Anche quest’oggi, purtroppo, le pagine di cronaca si fanno sempre più macchiate di nero, è toccato per l’ennesima volta alla capitale francese, nel quartiere dei famosi Champs-Elysées; sembra quasi un frutto acerbo d’amara ironia, morire nei Campi Elisi, ma questa è la sorte toccata ad un agente di polizia che è rimasto vittima, insieme ad uno degli assalitori, nel conflitto a fuoco che ha inoltre visto un secondo agente ferito gravemente. Ancora nessuna traccia del complice dell’assalitore, che si suppone sia nascosto nei pressi del quartiere parigino. Nessuna rivendicazione, nessun mandante, nessun apparente riferimento ad attentati precedenti, sempre che di attentato terrostico si tratti, ma tutto ciò non importa, non è mai stato importante: conta il male che si fa a questo mondo, non tanto chi lo fa. Musulmani, ebrei, cristiani, atei, agnostici, buddhisti, persone di qualsivoglia “razza”, se così ci si vuole ancora definire, o religione: siamo fratelli, figli di un mondo che soffre sempre di più a causa nostra e di un unico Dio dai molteplici nomi che guarda la sua creatura prediletta uccidersi con le sue stesse mani. Il problema non è quello che sta succedendo in Francia. È quello che sta succedendo nel mondo.

Demetrio Marino

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