IIS "Giorgio Ambrosoli" di Roma

Docente responsabile Maria Grazia Mussolino

Borussia dortmund

Martedì 11 aprile mentre il borussia dortmund era diretto verso lo stadio iduna park per giocare il match di Champions League contro i francesi del monaco, il bus che portava i giocatori tedeschi allo stadio è stato investito da tre esplosioni di ordigni piazzati al lato della strada; l esplosione ha portato alla rottura di alcuni vetri del mezzo. In totale sono tre i feriti tra cui il difensore Marc Bartra, operato il giorno seguente al braccio e gia’ dimesso.

 Due persone sospette, entrambe islamiche: uno è stato arrestato, l’altro è indagato. Il fermato, scrivono i giornali di colonia, è un iracheno di 25 anni residente di Wuppertal. L’altro sospettato è un tedesco di 28 anni di Fröndenberg: entrambi si ritiene appartengano alla rete islamista del Nord Reno-Westfalia, la stessa dell’attentatore di Berlino Anis Amri. Le loro case sono state perquisite.

La portavoce della procura federale tedesca, ha riferito come non ci siano più molti dubbi: “È un attacco terroristico, le bombe contenevano punte metalliche e una di queste si è conficcata nel poggiatesta di uno dei sedili del bus. Le bombe avevano una capacità esplosiva di oltre 100 metri.

 Si è trattato di tre ordigni azionati a distanza, è’ un azione terroristica progettata da una mano esperta; le bombe sono state depositate dietro alcune siepi in uno spazio non coperto dalle telecamere dell hotel in cui alloggiava la squadra, . Stando agli investigatori, la violenza delle esplosioni sarebbe stata finalizzata ad uccidere delle persone. Il fatto che non ci siano state conseguenze ancora più gravi è dovuto alle efficaci misure di sicurezza dell’autobus, che erano state evidentemente sottovalutate dai responsabili dell’attacco.

Dopo aver effettuato l’operazione, andata a buon fine, Marc Bartra ha pubblicato sul suo account instagram il suo pensiero a riguardo e la sua esperienza personale: «il dolore, il panico e l’incertezza di non sapere cosa stava succedendo o quanto a lungo sarebbe durato…sono stati i 15 minuti più lunghi e duri della mia vita. Ora lo shock sta diminuendo sempre di più e allo stesso tempo torna la voglia di vivere, lottare, lavorare, ridere, piangere, amare, giocare e allenarmi, godere dei momenti con le persone che amo, coi miei compagni di squadra, di sentire il profumo dell’erba prima della partita. L’unica cosa che chiedo è di vivere in pace con tutti e di lasciare indietro le guerre. Questi giorni, quando guardo al mio polso, sapete cosa provo? Orgoglio. Lo guardo e mi sento orgoglioso nel pensare che di tutto il dolore che volevano causare alla fine hanno ottenuto solo questo.

di Valerio Manco

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