Negozi aperti nei festivi? Ecco cosa ne pensano i romani

Negozi aperti nei festiviROMA – Apertura sì, apertura no. Tra Pasqua e Pasquetta i lavoratori dell’outlet di Serravalle Scrivia, in provincia di Alessandria, gestito dal colosso anglo-americano McArthur Glen, si sono mobilitati contro l’apertura decisa dalla direzione per il giorno di Pasqua e Santo Stefano.

È nel 2011 che, con il decreto Salva Italia, il governo tecnico di Mario Monti introduce la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, generando una deregolamentazione degli orari di lavoro. Sull’onda lunga della crisi, la grande distribuzione organizzata in alcuni casi ha adottato le aperture h24 e i 363 giorni lavorativi annuali, considerati da molti, sindacati in testa, una degenerazione della liberalizzazione.

Un cambiamento che ha imposto nuovi modelli di consumo e nuove forme di concorrenza con i piccoli commercianti. Ma cosa ne pensano gli italiani? diregiovani.it ha raccolto le voci di un campione di cittadini romani, intervistati dagli studenti del liceo artistico Ripetta di Roma, impegnati nel programma di alternanza scuola-lavoro nella redazione del portale diregiovani.it.

Dal sondaggio è emerso che i giovani sono meno informati rispetto agli adulti sulle proteste dei lavoratori e più propensi a considerare “normali” le aperture nei giorni festivi, trattandosi di centri commerciali. C’è chi pensa che “debbano esserci dei limiti” e chi “è d’accordo” con le aperture, chi è convinto che la liberalizzazione assottigli il tempo da dedicare “alla sacrosanta condivisione di spazi familiari sempre più ristretti” e chi crede che “i negozi aperti nei giorni festivi siano fondamentali perché la gente in giro c’è sempre e l’economia gira per questo”.

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