IPS "J.B. Beccari" di Torino

Docente responsabile Carmine Cassino

INTERVISTA AL PRESIDE DELL’IPS “J. B. BECCARI”, PIETRO RAPISARDA

Pietro Rapisarda è preside dell’IPS “J.B. Beccari” di Torino dal 2014. È uno dei presidi più giovani d’Italia, con molte idee innovative. Abbiamo deciso di fargli un’intervista per conoscerlo meglio.


 

1) Come mai ha deciso di diventare preside?

– Ho frequentato da studente questa scuola quando era ancora un istituto chimico, conosco dunque ogni angolo dell’Istituto Beccari. Ero appassionato di chimica, poi ho deciso di continuare gli studi all’università, seguendo il corso di laurea di chimica industriale. E appena laureato sono andato a lavorare in un’azienda in Liguria, dove mi occupavo di burro di cacao, teobromina, caffeina, e delle operazioni di borsa utili a recuperare le materie prime per produrre queste sostanze. Non mi sentivo soddisfatto delle condizioni di lavoro e ho iniziato a cercare un altro impiego, nel mentre ho cominciato a insegnare, attività che all’inizio consideravo intermedia tra un lavoro e l’altro. Ho iniziato a insegnare a Verbania, e l’insegnamento mi è piaciuto. Poi ho avuto altre offerte di lavoro, ma a quel punto avevo già deciso di fare l’insegnante. Mi sono laureato nel 1992. Fino al 2000 ho fatto l’insegnante precario, poi nel 2000, con il concorso, sono entrato in ruolo e ho iniziato a insegnare chimica presso l’Istituto Casale qui vicino. Superando il concorso svolto nel 2010/2011 sono diventato preside (in servizio dal 1 settembre 2012), e la mia intenzione era quella di venire subito al Beccari, ma siccome all’epoca il posto era occupato allora ho scelto un altro istituto alberghiero, il Giolitti, dove mi sono trovato benissimo. Appena è stato possibile ho chiesto di venire al Beccari, visto che  ritornare dove ho studiato era la mia ambizione.

 

2)Lei da giovane pensava di diventare preside?

Io sono ancora giovane e comunque all’epoca non pensavo di lavorare (sorride, ndr). In realtà sto scherzando, io ho sempre lavorato, ho cominciato a lavorare quando avevo 12 anni. Mi sono pagato l’Università lavorando, prendendo borse di studio e senza chiedere un soldo a nessuno. Una volta laureato ho dovuto trovarmi un lavoro e, come ho detto, ho iniziato cosi.

 

3)Come si trova in questa scuola?

Mi trovo benissimo, il che non vuol dire che non ci siano problemi. Mi trovo bene perché innanzitutto è il posto dove volevo stare, in secondo luogo perché la scuola sta subendo moltissime modifiche e tantissime evoluzioni in positivo e penso che sia una scuola bellissima, soprattutto perché diamo agli studenti tante possibilità per trovare opportunità di lavoro, che io non avevo. Per esempio, abbiamo avuto la possibilità di mandare 5 ragazzi neodiplomati in stage (3 in Portogallo e 2 in Russia), altri sono stati presi in Costa Crociera a fare un master di 2 anni, cose che ai miei tempi non c’erano. Ci sono quindi un sacco di prospettive bellissime che ovviamente bisogna guadagnarsi dando in cambio qualcosa, non sono possibilità offerte a tutti ma solo a chi mostra un impegno, un interesse, una capacità e una volontà interessanti.

 

4) ha trovato interessante il suo viaggio in Kazakistan?

Sì molto, per due motivi: uno di carattere professionale, l’altro di carattere  culturale. Per ciò che concerne il primo, perché il Kazakistan è uno Stato che si sta aprendo al mondo, ha delle ambizioni elevatissime di diventare uno dei paesi più sviluppati e soprattutto un luogo di attrazione turistica tra i più importanti. Si sta attrezzando a farlo, e i Kazaki sono consapevoli che devono, in primo luogo. strutturare bene il sistema di istruzione. Entrare in relazione con questo paese è molto importante per cui se i progetti che sono stati proposti andranno in porto, alcuni studenti del Beccari potranno andare in Kazakistan mentre studenti kazaki potranno venire qui, a Torino. Per quanto riguarda le ragioni culturali, in primo luogo perché conoscere altri paesi, altre genti e altri usi rappresenta un arricchimento. In particolare il Kazakistan è un paese dal clima molto diverso dal nostro, quando siamo andati lì con la delegazione del ministero dell’Istruzione abbiamo trovato temperature fino a meno venti gradi e pure questo è stato interessante. Poi mangiare i loro cibi, infatti loro utilizzano tantissimo la carne di cavallo cucinata in tanti modi molti, bevono il latte di cavallo e di cammello, che hanno dei gusti che non sono proprio corrispondenti ai nostri, diciamo che sono bevande molto pesanti e non credo che che in commercio in Italia potrebbero avere un grande successo. Hanno una tradizione nomade, per cui il loro modo di accogliere gli ospiti e poi di farli accomodare avviene in una tenda al chiuso perché fuori fa, come detto prima, molto freddo. Si tratta di tende riscaldate, con i cuscini a rappresentare un po’ le loro origini e offrire tanto da mangiare. Le persone sono estremamente accoglienti, quindi è stato bello anche sotto questo punto di vista

 

5) Da quando lei è diventato preside è migliorato qualcosa nell’ambito scolastico?

Vi posso dire che adesso stiamo realizzando nuovi laboratori, entro breve arriverà la macchina per il laboratorio delle conserve, poi la macchina per quello della pasta fresca. Metteremo su il laboratorio del cioccolato e ci stiamo attrezzando anche per la produzione della birra, quindi ci sono molte novità per il futuro.

 

6) Lei ha mai pensato di fare il ballo di fine anno?

A me piacerebbe tantissimo!

 

Per noi ragazzi è stato molto piacevole e interessante discutere con il preside, e speriamo di poterlo incontrare nuovamente in futuro.

Per la redazione: Elena Fisanotti, Veronica Di Grigoli, Bianca Hapciuc, Andrea Tasca , Sara De Vecchis

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