I PROGRESSI DI UN ALUNNO “SPECIALE”

 

Corporatura esile, statura media, capelli neri, occhietti tondi e vispi… questo è l’identikit della professoressa Maria Muto, insegnante di sostegno del nostro amico speciale D*******, da tutti chiamato affettuosamente D*** .

Dopo la maturità classica, una laurea in architettura e una specializzazione per l’insegnamento nell’ambito del sostegno, sei anni fa  è approdata all’ Istituto Comprensivo  “Montini”.

Ha affrontato con successo molti tipi di diversità, ma l’incontro con D******* ha rappresentato per lei una vera e propria sfida professionale.

Non è stato semplice il primo anno trovare il modo per interagire con il ragazzo, con la famiglia e con  i professionisti che seguivano il caso.

Sono state percorse tante strade e sono stati lanciati tanti semi e oggi, a distanza di un anno, si stanno raccogliendo i frutti  di un lavoro costante e laborioso.

Quando  D******* è arrivato nella nostra scuola- ci racconta l’insegnante– era chiuso, il rapporto visivo era assente, non guardava nessuno e non accettava alcuna regola. Ora tutto è cambiato: solleva la testa nel momento in cui sente pronunciare il suo nome, prende la mano dell’accompagnatore per recarsi nei luoghi più amati, la palestra e l’aula di integrazione, dispensa  bacetti prima di andare via…

 Attualmente riesce a scandire la giornata abbastanza bene: quando arriva a scuola, solitamente alle 8:45 , va in bagno e subito dopo entra in classe dove trascorre le prime due ore della mattinata, svolgendo le sue attività in  serenità. Alle 10:00 mangia e più tardi si reca in aula computer o di musica, dove  si diverte molto. Dopo aver svolto altre attività,  alle 11:45 va via con il pulmino.

 Rispetto all’anno scorso è migliorata la comunicazione che avviene attraverso le  immagini. Sono aumentati i tempi di permanenza in classe,prestando attenzione alle attività che svolge. Anche dal punto di vista motorio ha fatto tanti progressi; il rapporto tra lo spazio e il proprio corpo è importantissimo. Sta acquisendo gran parte degli schemi corporei di base.  Riesce anche a risolvere piccole situazioni-problema. Questo è un grandissimo risultato. D*******  ha  anche un modo di comunicare diverso rispetto all’anno precedente: ora si aiuta con vocalizzi che sembrano maggiormente finalizzati.”.

Attualmente la professoressa  sta lavorando sulla comunicazione aumentativa, sulle attività di associazione di forma e colore, sulle attività di orienteering sia all’interno della scuola che sul territorio, sulla coordinazione oculo-manuale e sull’acquisizione degli schemi motori di base. Fondamentalmente D******* comunica attraverso le immagini e le foto reali che  conosce.

Grazie all’utilizzo di alcuni software installati sul tablet e  sul Pc sta potenziando anche la memoria.

Il percorso da fare con D*******, certo, è ancora lungo, ma riserverà sicuramente tante altre soddisfazioni – conclude la professoressa -. 

Sicuramente l’ obiettivo principale  è quello di portare l’alunno a migliorare la  qualità di vita,  pur nella disabilità. Non è un lavoro semplice, dovrà mettere in atto tutto quello che sta imparando, giorno per giorno, nella vita quotidiana futura. Per lui nulla è scontato perché deve imparare d fare anche le cose più semplici. Il lavoro che stiamo facendo è tutto finalizzato al raggiungimento di determinate autonomie. Gli strumenti che gli stiamo dando dovranno essere spendibili in un contesto normale.”

Queste informazioni così dettagliate, la complicità che abbiamo percepito tra l’insegnante e l’alunno e, soprattutto,   la commozione che abbiamo  letto negli occhi della professoressa mentre descriveva i progressi del suo allievo,  ci permettono di dire con certezza che descriveva i progressi del suo allievo,  ci permettono di dire con certezza che D******* ha incontrato la persona giusta, un’ insegnante tenace che sognava di fare l’architetto, ma che ad un certo punto ha cambiato la propria vita. Ora anziché progettare spazi e ambienti, spende tutte le sue energie per assicurare ai suoi amati alunni un futuro più “dignitoso”.

 

 

Sara Grassi, II A (Scuola Secondaria di Primo grado)

 

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