La disabilità vista dal mio banco

Sei seduto nel tuo banco, preso dai tuoi pensieri, dai tuoi dubbi e dalle tue “paranoie”, pensando alle tante cose che devi fare quando magari avresti solo voglia di oziare, o di essere in montagna, leggere un libro sotto un albero mentre ascolti la voce della natura.

Mentre la tua fantasia spazia tra ciò che devi e ciò che vuoi, ti giri e vedi D.**** e, inevitabilmente, ti chiedi cosa pensi lui.

Poi senti un tonfo… D.**** si è buttato per terra, sta dimostrando il suo dissenso; anche lui oggi non vuole stare a scuola, magari si annoia o magari ha voglia di correre in un prato o chissà!

D.**** per me è il mistero più grande… lo guardo e penso che sono un idiota, devo essere felice di tutto quello che devo fare oggi.

Molti ragazzi alla nostra età sono infelici, pensano di avere una brutta vita, un’esistenza piatta, di essere sfortunati: chi si vede grasso, chi si vede brutto… ma io mi chiedo: “D.**** come si vede?” Lui… imprigionato nel proprio corpo senza poter raccontare  i suoi pensieri. Lui… che non può esultare per aver fatto il punto della vittoria giocando a pallavolo… che non può saltare e correre nel campo dopo aver fatto un goal …

Ma a D.**** piace correre… io lo so! L’ho sentito quando l’ho aiutato nella corsa campestre…l’ho sentito…  e mi sono riempito di orgoglio per essere stato parte della sua gioia.

E’ una sensazione difficile da spiegare quella che provi quando lo sorreggi e ti senti, come ha detto la sua mamma, “le sue braccia e le sue gambe”, o  quando ti lascia entrare nel “suo mondo”.

Non dimenticherò mai l’emozione provata  quando  per la prima volta ha collegato il mio nome alla mia immagine. Mi sono sentito pervadere da orgoglio e gioia, da stupore e commozione; mi sono sentito “suo amico” e ho scoperto che  è bellissimo esserlo…

Ogni giorno facciamo con disinvoltura delle cose banali e noiose e con la stessa disinvoltura gioiamo, ridiamo, piangiamo, urliamo i nostri dissensi, esprimiamo i nostri pensieri e sentimenti, ma ancor più banalmente, camminiamo, corriamo, usciamo con gli amici e insieme mangiamo, scherziamo, ci prendiamo in giro e ci raccontiamo bugie e segreti. Vorrei poter fare con D.****  le stesse cose, vorrei tanto sapere i suoi pensieri, i suoi segreti e le sue bugie.

Vorrei che percepisse l’affetto che provo per lui  e il bene che tutti noi gli vogliamo.

Avere un “amico speciale” in classe ti aiuta a crescere, ti fa apprezzare e amare maggiormente la tua vita, ma anche apprezzare quella degli altri.

Grazie D.****

 

Nicola Raffone, classe IIA (Scuola Secondaria di Primo grado)

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