ENRICO TOTI…UN DISABILE IN TRINCEA

 

 

Chi l’avrebbe mai detto! Un disabile in trincea…un eroe del ’900, un inventore, un ciclista…

Un patriota capace di superare qualsiasi ostacolo e di affrontare qualunque sacrificio per la propria nazione.

Un mutilato morto sul Carso monfalconese il 6 agosto 1916 durante un attacco agli austroungarici per la presa di Gorizia.

“Num moro io, io num moro” con queste ultime parole si spegneva l’esistenza di un uomo indomito e irrequieto, la vita di Enrico Toti, icona, ancora oggi, di coraggio e amor di patria.

Romano di nascita, umile di origini, ha sempre mostrato un animo indocile fin dalla fanciullezza.

Privato della gamba sinistra in seguito a un incidente ferroviario avvenuto sul posto di lavoro, ha accolto la sua menomazione fisica non come un limite o con mera passività.

Nel 1911, infatti, dopo anni di duro allenamento, a “cavallo” della sua bicicletta, privata ovviamente del pedale sinistro, ha compiuto il giro d’Europa, percorrendo migliaia di chilometri , spingendosi  fin verso la Lapponia , la Russia e il Sudan.

Allo scoppio della prima Guerra mondiale, (1914-1918) animato da tanto coraggio e desideroso di  “sfidare” la sua disabilità, presentò tre domande per entrare nel corpo dei bersaglieri. Dopo tanta insistenza vi entrò come civile volontario e fu utilizzato prima come portalettere, port’ordine e piantone, successivamente come soldato.

Nelle trincee assaporò il freddo e vide da vicino la morte, ma nulla spaventò questo eroe  che prima di morire baciò il piumetto dell’elmetto e lanciò la gruccia verso il nemico.

Così, in questo modo, moriva un eroe,… un eroe “della vita” che non si è mai arreso alla sua disabilità.

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