Un salto nel passato

Chi di noi non si è addormentato ascoltando una dolce ninna nanna? Provate a chiedere a nonni, bisnonni, amici, parenti, conoscenti e scoprirete che dolci melodie si trovano nella cultura popolare di tutti i popoli.

Anche il Molise può vantare una ricca tradizione di ninne nanne, che potrete trovare nel libro “La Cundra. Ninne nanne e tiritere Molisane”, di Mauro Gioielli.

A farci scoprire il libro è stato il nostro compagno Camillo, ma da subito abbiamo capito che leggerlo non sarebbe stato facile perché scritto in dialetto, così è arrivata in nostro aiuto la maestra Carmelina Di Florio, che oltre ad essere un insegnante della nostra scuola è conosciuta nell’ambito del teatro dialettale molisano. Appena è arrivata in classe l’abbiamo accolta in Agorà, uno spazio molto speciale, magico….

La maestra Carmelina ci ha letto le ninne nanne nella lingua originale, poi le ha tradotte in italiano affinché ne comprendessimo meglio il contenuto.

Tra tutte ne ha trovate alcune che conosceva fin da piccola perché la sua bisnonna gliele cantava spesso e per farci entrare nell’atmosfera ci ha raccontato come si viveva ai suoi tempi.

La sua era una famiglia contadina, molto numerosa, in cui c’erano anche una nonna e una bisnonna molto attive.

Erano le donne con maggior esperienza, entrambe considerate delle seconde mamme: la bisnonna era chiamata “mammuccia”, la nonna era chiamata “mamma”, e infine la mamma era chiamata “mammina”.

Era una famiglia molto legata alle tradizioni e infatti filastrocche, ninne nanne e canzoncine sono state custodite gelosamente e tramandate di generazione in generazione fino a noi.

È così che abbiamo scoperto che “mammuccia” si occupava dei bambini e riusciva a farlo anche mentre lavorava.

Quando la sera metteva a letto grandi e piccini conservava la brace rimasta sotto la cenere, in modo tale che la mattina avesse la brace per fare il fuoco e riscaldare la casa.Tesseva la lana su una sedia a dondolo e contemporaneamente cullava il bambino più piccolo di casa, accompagnando il dondolio con dolci tiritere.

Di certo all’epoca non esisteva la diavolina!

Di sera per far addormentare tutti i bambini di casa intonava delle ninne nanne, poi rimaste nella tradizione.

C’era, per esempio, quella del lupo e della pecorella che, sebbene dal contenuto banale, riusciva a catturare l’attenzione dei bambini per il modo con cui era cantata.

Il tono di voce usato, unito all’atmosfera creata (tutti ascoltavano al buio con un solo piccolo camino acceso, mentre mammuccia si dondolava su una comoda sedia), descrivono perfettamente la scena.

La maestra Carmelina ci ha inoltre spiegato che, legata alla precisa funzione di fare addormentare il bambino, la ninna nanna era fortemente radicata al contesto sociale della società contadina e della famiglia patriarcale, dove era gestita quasi per intero dalle donne, per le quali spesso rappresentava il mezzo per esprimere i propri sentimenti e i propri problemi.

E ora, prima di salutarci, immaginiamo mammuccia intenta a recitare “Rent a na cundra c’stava na rosa ca dorm e sa arrposa…”

 

         Silvia Sardelli, VC “San G. Bosco”

 

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