IIS “Majorana – Fascitelli” di Isernia

Docente responsabile Claudia Buzzelli

LA STRAGE DIMENTICATA

Gli anni Quaranta hanno rappresentato, senza dubbio, uno dei decenni più sanguinosi della storia mondiale. Fra i tanti tristi episodi si ricorda la “strage dimenticata”. Il fatto in questione è l’eccidio delle foibe, al quale, probabilmente, i libri di storia non dedicano il giusto spazio. Anche le autorità italiane molto spesso non si sono presentate alla foiba di Basovizza il 10 febbraio, giorno dedicato alla commemorazione delle vittime.

Il massacro indica gli eccidi ai danni della popolazione italiana del Friuli Venezia Giulia e della Dalmazia, avvenuti durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra, ad opera dei comitati popolari di liberazione. Le persone non comuniste vennero massacrate, torturate e infine gettate in queste profondissime fosse. Dal punto di vista strutturale, una foiba, che deriva dal latino “fovea”, è un grande inghiottitoio (o caverna verticale) tipico della regione carsica e dell’Istria.

 Il numero delle vittime ammonta a circa 11 mila, ma solo una piccola parte di persone morì nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione. A cadere nelle foibe sono stati fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziane e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore che riuscì ad evadere.

La prima ondata di violenza esplose subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943: l’Istria e la Dalmazia erano segnate da una secolare disputa tra italiani e i popoli slavi per il possesso delle terre dell’Adriatico orientale.

La persecuzione proseguì fino alla primavera del 1947, anno in cui venne fissato il confine tra Italia e Jugoslavia. Però il dramma degli istriani e dei dalmati non cessò. Nel febbraio dello stesso anno l’Italia ratificò il trattato di pace, cedendo alla Iugoslavia, di fatto, l’Istria e la Dalmazia. In seguito

350 mila esuli scapparono dal terrore del governo comunista di Tito. La sinistra italiana li ignorò, anche perché il partito comunista italiano aveva legami con il governo titino e grazie a questo governo, per la prima volta, venne a realizzarsi il sogno del socialismo. Ma non è solo il PCI a lasciar cadere l’argomento nel disinteresse: infatti, come ricorda lo storico Giovanni Sabbatucci, la stessa classe dirigente democristiana considerò i profughi dalmati come cittadini di second’ordine.

 Oggi, purtroppo, la popolazione risente dell’assenza di fonti storiche certe, o meglio del fatto che le fonti vengano confuse e ingigantite o sminuite a seconda della convenienza ideologica. Per quasi cinquant’anni il silenzio della storiografia e della classe politica ha avvolto la vicenda degli italiani uccisi nelle foibe istriane; questa è una ferita ancora aperta, ignorata per molto tempo: è la “memoria sfregiata”.

A. Mancini e E. Marchetti

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