Alzheimer: un’importante svolta nel campo medico

Da numerosi studi effettuati su soggetti colpiti dal morbo di Alzheimer si è riusciti a scoprire l’area in cui ha origine la malattia, con notevoli sviluppi futuri

di Federico Agrifogli

L’aumento d’età porta all’insorgere di malattie in parte sconosciute, dal momento che non si posseggono abbastanza conoscenze sui processi che ne causano lo sviluppo. In particolare ci si riferisce al morbo di Alzheimer, una malattia neurodegenerativa scoperta per la prima volta da Alois Alzheimer, uno psichiatra tedesco

Questa è strettamente associata alle placche amiloidi, in particolare ad una proteina – l’amiloide beta – avente la funzione di legante, e all’eccessiva mancanza di acetilcolina, una sostanza che permette la comunicazione tra neuroni.

In base alle numerose indagini condotte si è sempre pensato che il luogo di origine della malattia fosse l’ippocampo, l’area del cervello coinvolta nella memoria a lungo termine. Ma tutto ciò viene smentito dagli studi recentemente effettuati, in cui alcuni studiosi come Marcello D’Amelio, un professore del Campus biomedico di Roma, affermano che le radici della malattia non si trovano nell’ippocampo, bensì nella zona tegmentale ventrale, un’area situata in una parte molto profonda del sistema nervoso centrale, molto difficile da analizzare

Il meccanismo infatti si innescherebbe dalla “morte” dei neuroni presenti in questa regione, generando un effetto-domino che finirebbe poi per compromettere il corretto funzionamento dell’ippocampo

Nonostante non sia stata trovata una cura stabile per il trattamento della malattia, molteplici sono i prototipi: dopo aver somministrato su degli animali una sostanza inibitoria, ossia in grado di arrestare il processo dalla nascita, si è visto il ripristino delle capacità cognitive dell’animale.

Numerose sono le prospettive nate da questa ricerca e tanti gli obiettivi preposti, come l’adozione di tecniche neuro-radiologiche più efficaci, al fine di permettere una conoscenza più approfondita di queste strutture. Inoltre si pensa che riuscendo a trovare una cura a questo morbo, sarà possibile occuparsi anche di altre malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson, aventi le stesse cause

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