Liceo Scientifico “Alessandro Volta” di Reggio Calabria

Docente responsabile Antonia Laganà

Blue Whale, il gioco senza via d’uscita

Questo gioco, se così può essere definito, nasce in Russia nel 2016 e consiste nel superamento di cinquanta prove che terminano con il suicidio dal palazzo più alto della città.

Arrivato in Italia un anno dopo la sua nascita, questa pratica ha avuto alcune adesioni, mietendo, soprattutto in Russia,vittime dai nove ai diciassette anni.

Una volta iniziato questo percorso di cinquanta passi, studiato appositamente per fa cadere i soggetti coinvolti in stato di depressione, non è possibile interromperlo.

Questa serie di prove, che vanno dall’ incidersi le mani e le braccia con il rasoio fino allo gettarsi da un palazzo, si sono diffuse velocemente nei social network.

Per poter intraprendere questo percorso è necessario contattare il curatore, colui che gestisce e invia le istruzioni da eseguire, che si preoccuperà di richiedere ed esaminare le testimonianze fotografiche o video delle prove svolte.

Iniziato questo processo non è possibile trovare una via d’uscita, perché il cosiddetto giocatore riceverà minacce sia nei suoi confronti sia verso i membri della famiglia. Tutto ciò crea nell’individuo un senso di angoscia e preoccupazione tale da portare a termine tutte le prove fino al salto nel vuoto verso la morte.

Le adesioni sono arrivate da ragazzini, che iniziando tutto per gioco o per sfida, hanno finito per perdere la propria vita.

Le tecnologie d’oggi ci permettono di essere perennemente connessi con il mondo ma se usate in modo inappropriato possono essere molto pericolose.

Ormai tutti i bambini di nove/dieci anni possiedono smartphone di ultima generazione e sono iscritti a tutti i social network, con il rischio di imbattersi in giochi stupidi e pericolosi.

La nostra vita gira intorno ad uno smartphone, un computer, un tablet, dimenticandoci del mondo che ci circonda e delle persone che ci vogliono bene. Si sono creati due mondi paralleli, quello del web e la vita reale, spesso i più giovani preferiscono passare un pomeriggio a giocare con il cellulare, piuttosto che uscire con gli amici, dimostrare affetto con un messaggio che di persona, conversare via chat piuttosto che faccia a faccia.

Essere troppo attaccati al mondo virtuale fa perdere la concezione reale della vita e di quanto certe pratiche siano stupide e pericolose.

È semplice poter dire di interromper questa serie di prove, ma cercate di immedesimarvi in un ragazzino magari di dieci anni, che ha iniziato tutto questo come un gioco visto su Facebook, leggendo magari solo le prime prove e pensando che non sia pericoloso, intraprende questo percorso senza rendersi conto di non aver via d’uscita, convinto che tutto quello che svolgerà, gli potrà regalare un salto verso la stima dei suoi amici e, invece, lo porterà ad una caduta nel buio della morte.

Internet e i social sono ormai fondamentali nella nostra vita, ma siamo sicuri che siano più importanti della nostra stessa vita?

 

Samuele Mallamaci

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