IL BRACCONAGGIO E GLI HACKER

Cyber-poachers. Tra i cacciatori di frodo, in questi ultimi tre anni, si è aggiunta una nuova categoria di bracconieri che utilizza gli hacker per tracciare animali a raschio estinzione attraverso i collari GPS, utilizzati dagli esperti per monitorare e studiare le abitudini di questi animali e migliorarne la salvaguardia. I bracconieri, con l’aiuto degli hacker, riescono, ad entrare negli indirizzi email a cui vengono inviati i dati trasmessi dai radiocollari, indossati da esemplari a rischio, e una volta ottenute le informazioni possono seguire loro stessi gli spostamenti degli animali e infine cacciarli.

A denunciare questo fenomeno è stato il biologo della Carleton University in Canada, al Times, Steven Cooke. L’allarme sulle atrocità compiute dai cyber-bracconieri proviene da molte parti del pianeta.

Il problema sta diventando preoccupante, come dimostra l’abbattimento di ben otto lupi grigi nel parco nazionale di Yellowstone braccati grazie ai radiocollari. Anche dal Sud Africa le organizzazioni che proteggono il rinoceronte – la specie più ambita per via del prezzo esorbitante sul mercato nero che ha raggiunto il suo corno – hanno lanciato un allarme. Richieste di aiuto giungono anche da altri Paesi africani, dove la preda amata dai cacciatori illegali è l’elefante, perché oggi nel sud-est asiatico l’avorio delle loro zanne costa più di mille dollari al chilo.

Da quelli che catturano il pettirosso spezzandogli le zampette con le trappole ad arco a quelli che ammazzano i lupi con le polpette imbottite di cianuro, i bracconieri sono tutti criminali.

di Sara Conte

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