Liceo Classico "Galileo" di Firenze

Docente responsabile Paolo Boschi

Che fatica! Sarà la CFS?

Chi non si è mai sentito tanto stanco da non riuscire ad alzarsi dal letto? Quante volte per spossatezza avete disdetto degli impegni? Molte volte diamo la colpa della nostra fiacca all’aver dormito poco, ad un calo della pressione o allo stress; e se fosse invece sintomo di una rara malattia? Sono già cinquecentomila gli italiani che soffrono di sindrome da fatica cronica o CFS (Chronic Fatigue Syndrome). Descritta dall’Institute of medicin come “sistematica, cronica, complessa e grave”, la CFS colpisce sopratutto donne, bambini e adolescenti; l’indizio principale non è che la fatica, ma in forma invalidante, che impedisce, nonostante la propria volontà, di alzarsi dal letto o partecipare alle attività quotidiane. Tra gli altri sintomi si trovano disturbi della memoria e della concentrazione, faringite, dolori muscolari, cefalea, insonnia e forte debolezza dopo aver praticato uno sport. La sindrome da fatica cronica porta il malato ad isolarsi e quindi ad avere un forte riscontro sulla sua vita sociale. Al primo impatto potrebbe essere associata ad un disturbo psicologico, come la depressione, “vedendo questi pazienti però è chiaro che non si tratta di un problema della psiche” contesta Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia Medica del Cro di Aviano “mentre un depresso ha tutte le possibilità di essere attivo, ma è assente la volontà, un paziente con CFS invece avrebbe foglia di uscire e vivere una vita normale, ma non ha le forze”.
Oltre ad essere molto pericolosa, la CFS è difficile da diagnosticare. Spesso chi ne è affetto la descrive come un’influenza cronica poiché i sintomi sembrano quelli. I medici di base spesso non la conoscono e i centri specializzati si contano sulla punta delle dita. L’unico modo per individuarla, sembrerebbe un bio-marcatore, cioè un indicatore biologico, genetico o biochimico che riesce ad individuare la presenza o di un agente infettivo o di anomalie.
Gli NIH (National Institutes of Health) americani hanno raddoppiato il fondo per la ricerca, portandolo a più di 15 milioni di dollari e un’indagine della University of California di San Diego suggerisce un metodo diagnostico tramite un normale esame del sangue. Infatti pare che i ricercatori, studiando campioni di sangue di 45 persone affette dalla CFS, abbiano trovato una decina di metaboliti in quantità minore in tutti i pazienti. Da questo si può dedurre che la fonte della malattia sia legata ad un rallentamento metabolico, anche se le cause sono ancora del tutto incerte. Una delle più condivise è che la CFS sia legata ad un malfunzionamento del sistema immunitario, spesso infatti la sindrome si scatena in seguito ad un’infezione, ad un trauma, ad un aumento di stress o a un’allergia. La priorità è quindi individuare il fattore scatenante della sindrome, in modo dal trovare al più presto una cura.
Alessia Priori 1B

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