Liceo Classico "Galileo" di Firenze

Docente responsabile Paolo Boschi

Cinema e Bowie: l’accoppiata vincente

Andare al cinema per vedere un documentario su David Bowie che non parla (solo ed esclusivamente) di David Bowie: tutto questo e molto di più è “David Bowie, l’homme cent visages ou le fantôme d’herouville”, documentario del 2015, prodotto in Francia ad opera di Gaetan Chataigner e Christophe Conte. Tanta musica, tanti estratti video e tante belle immagini sono legate indissolubilmente ad aneddoti interessantissimi sul fantastico castello d’Herouville, dimora storica risalente al lontano 1740 (dove visse tra l’altro Chopin), e adibita, grazie all’intervento del compositore nonché acquirente Michel Maigne, a imponente sala di registrazione. Molti sono i nomi del panorama musicale che esso ha accolto: dai Bee Gees ai Pink Floyd per poi passare a Elton John o ai T-Rex. Tutta gente a caso, insomma. Ma è per alcuni mesi, durante quell’annus mirabilis che è il 1976, che Herouville ospita l’uomo che cadde sulla terra: un alieno, un ibrido, un musicista, un uomo. David Bowie. Quel, in origine, David Robert Jones che passa alla storia per i suoi continui cambiamenti di stile, le sue inconfondibili esibizioni dal vivo, la sua musica, la sua filosofia di vita, i suoi testi. Quello Ziggy Stardust che suona vibrante la chitarra; quell’amletico Aladdin Sane con il volto solcato da un emblematico fulmine; quel ridanciano e piratesco Halloween Jack; quello stremato e inquietante Duca Bianco; tutto questo Herouville accoglie: una costellazione incandescente di idee, paure – ahimé – anche naziste, e tanta voglia di incidere musica. E sarà proprio questa a rimbombare per le sue settecentesche stanze, a trapelare dalle sue spesse mura. MUSICA. Bowie darà infatti alla luce, con la collaborazione del mitico e fedele Iggy Pop e Brian Eno, proprio in quel di Herouville, “Pinups” e una parte dell’album “Low”, che poi egli concluderà a Berlino, sede della propria catarsi fisica e spirituale. Ma Herouville è anche la sede di fantasmi, e fantasma sarà proprio Bowie allo stesso modo con la sua progressiva scomparsa dal palcoscenico artistico e culturale. Ma non dai nostri cuori… Un documentario che non ti aspetti, ricco e ben strutturato, in grado di alternare antico e moderno in una melassa che non stucca bensì avvolge, carica di tanto genuino intrattenimento. Un piccolo (il film dura 70 minuti) ma intenso omaggio a una personalità immensa, la quale, pur cambiando di continuo aspetto, non ha mai smesso di essere se stessa. Da vedere.
Chiara Donati 4D

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