Liceo Democrito di Casalpalocco

Federica Angeli

Il 19 Maggio 2017, abbiamo avuto l’onore di incontrare, durante l’assemblea d’istituto del Liceo statale Democrito con sede a Casalpalocco, quartiere di Roma, la giornalista romana di Repubblica Federica Angeli, che dopo aver denunciato le attività di varie famiglie mafiose sul territorio del X municipio di Roma, in particolare nel quartiere di Ostia, vive sotto scorta dal 2013. La giornalista dopo aver raccontato la sua storia, ha dato a noi studenti la possibilità di porle alcune domande.

Come si sono comportate le istituzioni e il giornale ” Repubblica” nei suoi confronti, a seguito delle sue inchieste?

“Sarei bugiarda se dicessi che le istituzioni non mi sono state vicine. Ho cominciato a ricevere premi, e la cosa che mi ha fatto più piacere è stata aver ricevuto nel Gennaio 2016 dal presidente Mattarella l’onorificenza di ufficiale della repubblica italiana al valore civile. Tuttavia c’è stata anche molta facciata: molti partiti e movimenti mi chiedevano di entrare in politica. Ma, amando il mio lavoro di giornalista, ho sempre rifiutato. In quanto ai colleghi giornalisti, in generale, essendo questo un mestiere molto competitivo e poco solidale, ci sono stati colleghi che mi hanno tolto il saluto quando sono stata messa sotto scorta, per paura che io potessi emergere nel mio lavoro.”

Ci ha raccontato che dal 2013 vive sotto scorta, come ha spiegato ai suoi figli l’arrivo di quest’ultima?

Ci risponde sorridendo: “Avendo un carattere molto ironico e positivo ed essendo una madre, cerco di infondere serenità nei miei figli. Allora quando mi affiancarono la scorta, tramite un gioco sulla falsa riga de “La vita è bella” di Benigni, dissi ai miei bambini che avevo scritto un articolo bellissimo, così bello che il giornale per premiarmi aveva deciso di darmi degli autisti. Poi aggiunsi che ci sarebbero venuti a prendere tutti i giorni sul pianerottolo di casa, e che io non avrei potuto neanche uscire sul balcone senza di loro.”

Dopo il sequestro e i vari episodi che ci ha raccontato, ha più sentito la presenza minacciosa della mafia?

“Sì, sono iniziate una serie di angherie nei miei confronti. Per fare un esempio, i membri del clan passavano sotto il balcone di casa mia nel cuore della notte a gridare: “Infame! Gli infami muoiono!” . Oppure, quando entravo nei bar di Ostia, mi ritrovavo, dopo cinque minuti, un componente del clan che mi fissava senza dire niente con le braccia conserte; oppure li ritrovavo nello spartitraffico davanti casa mia a guardare il mio balcone. Ma sono arrivati ad atti più gravi. Il quattordici dicembre 2014 verso le quattro e mezza di pomeriggio, mentre io ero a casa malata, mi hanno messo la benzina sotto la porta di casa, ma fortunatamente non è successo niente di grave. Hanno, anche, minacciato i miei figli di morte su Facebook, con i loro account privati, con frasi del tipo:” Ora il nostro bersaglio non sei più tu, ma i tuoi figli”. Tuttavia io ho reagito aprendo una pagina Facebook dove ho pubblicato una lista di tutte le proprietà in mano alla mafia, per rispondere alle loro minacce reagendo alla paura. Attraverso questa pagina molte persone si sono fatte coraggio, e hanno denunciato le violenze mafiose.”

Per quale motivo, nonostante i numerosi rischi, ha scelto di rimanere a vivere ad Ostia?

“Perché voglio vedere come va a finire; ancora non è finita, e non è detto che vincano loro, quindi io me la voglio giocare sul campo. Il fastidio di condividere lo stesso “pezzo di cielo” deve essere reciproco, io quando incontro loro e loro quando incontrano me.”

Pensa finirà mai questa sua battaglia e che le famiglie mafiose se ne andranno da un quartiere come Ostia?

Con un’ espressione piena di speranza, ci dice: “La parte adolescenziale che c’è in me tendenzialmente risponderebbe di sì. Se lo faccio è perché ci credo. Io credo fermamente che, come dicevano Falcone e Borsellino, la mafia è un fenomeno umano e come tale ha un inizio ed una fine; per cui penso di potercela fare solo se concretamente ci saranno sempre più commercianti che alzeranno la testa e diranno “no alla mafia”. Io sto lavorando molto sulle coscienze delle persone perché numericamente siamo di più noi di loro. Si deve tuttavia creare una rete per cui la gente deve essere invogliata a denunciare”. Scherzando aggiunge: “ Tra una quarantina di anni penso di potercela fare, ma spero vivamente prima; se tuttavia dovessi capire che vincono e di aver perso, correttamente e virtualmente darò loro la mano dicendo che hanno vinto loro e a quel punto lascio Ostia.”

 

 

Emanuele Felice II D

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