Il mito di Roger Federer (e di Nadal)

Spesso è molto sottile la linea fra campione e mito e Roger Federer sembra volerla valicare senza mezzi termini. Ci troviamo nell’impianto del Melbourne Park, dove ogni anno nella terza e quarta settimana di gennaio ha luogo il primo dei quattro tornei del Grande Slam: l’Australian Open. Quest’anno il torneo oceanico sembra voler dare grande spettacolo e subito regala uno scontro in famiglia fra Serena e Venus, che la sorella minore vince in una gran gara che non avremmo dimenticato presto se non fosse andata in scena la finale maschile.
Già perché, senza nulla togliere alle due grandi atlete statunitensi, solo cinque mesi fa nessuno avrebbe mai immaginato quali sarebbero potuti essere i nomi dei due contendenti al titolo. Due dei più importanti atleti della storia del tennis, i due rivali di sempre. Ovviamente Roger Federer e Rafa Nadal.
Lo svizzero, dopo essere uscito per la prima volta dopo 14 anni dalla top ten e dopo aver subito infortuni a schiena e ginocchio, affronta il torneo a distanza di cinque anni dall’ultima vittoria in un Grande Slam (Wimbledon 2012).
Lo spagnolo, invece, arriva in Australia dopo un infortunio al polso nel 2016 che gli è costato il ritiro dal Roland Garros e dopo l’oro olimpico in doppio. Non vinceva un torneo del Grande Slam dal 2014.
In semifinale Federer affronta il connazionale Wawrinka e dopo cinque set e il primo medical time-out della sua carriera conquista la sua 28esima finale di Slam. Anche Nadal decide di partecipare alla festa e, non senza fatica, affonda il bulgaro Dimitrov per giungere in una finale che ha tutti i presupposti per entrare nella storia dello sport.
Le statistiche dicono 11 vittorie su 34 scontri diretti per lo svizzero, ma sul Plexicushion della Rod Laver Arena non c’è tempo per dati e considerazioni, conta solo giocare al bel tennis e Federer lo dimostra subito imponendosi nel primo set 6-4 grazie al break decisivo dell’ottavo game. Nadal, però, non ha certamente l’intenzione di fare lo spettatore alla serata delle leggende e vola sul 4-0 vincendo il secondo set per 6-3.
Il gioco di botta e risposta continua e, dopo l’imposizione dello svizzero per 6-1 al terzo set, c’è la reazione dell’avversario che con un decisivo 6-3 porta tutti al decisivo quinto set.
Federer, a causa dei problemi all’adduttore, sfrutta il secondo medical time-out della sua carriera prima di ritornare sul campo per la risposta definitiva. 3-1 per Nadal che subito diventa 3-3, Federer fatica a concretizzare le palle break ma ci riesce e si porta sul 3-5. Potrebbe essere l’ultimo game, servizio allo svizzero. Dapprima un 15-40 per lo spagnolo e poi, a suon di grandi battute e con il ricorso al “falco”, il match si conclude. Tre ore e 37 minuti sul cronometro. Roger Federer vince il suo diciottesimo Slam sconfiggendo un grande Rafa Nadal.
Quello che succede dopo è strabiliante: i riflettori sono tutti puntati sul campo di Melbourne, “il re è tornato” titolano i giornali, ma l’attenzione è rivolta a quella che è sembrata più uno scontro fra leggende che una partita di tennis. L’amicizia e la sportività che i rivali hanno mostrato è ammirevole, Federer ha dichiarato che il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto e Nadal, nonostante il boccone amaro della sconfitta, ha ammesso che lo svizzero ha meritato più di lui la vittoria. Entrambi, pur non avendo niente da dimostrare, hanno sfoggiato una classe infinita dentro e fuori dal campo, contribuendo alla tanto ambita quanto rara “vittoria dello sport”. È così che probabilmente, dopo aver vinto 18 slam, aver sfoggiato una tecnica unica, un comportamento encomiabile e dopo aver regalato attimi e passioni indimenticabili al tennis, Roger Federer è entrato fra i miti dello sport. E chissà che su questo strano Olimpo non ci sia spazio anche per Nadal…
Andrea Ceredani

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