Piccoli soccorritori crescono, anche a scuola

Ogni giorno circa mille persone si spengono a causa di una delle più temibili patologie del mondo occidentale: l’arresto cardiaco. Molti di noi hanno paura o non sanno cosa fare in questa evenienza, che accade circa 400.000 volte nell’arco di un anno qui in Europa, perciò si limitano a chiamare il 118 ed aspettare l’arrivo dell’ambulanza; questa semplice operazione è tanto fondamentale quanto vana se non è accompagnata da un’adeguata valutazione dello stato di coscienza del paziente. Difatti, a partire dall’interruzione del funzionamento del cuore si hanno 10 minuti per intervenire con la rianimazione, e la possibilità di riprendere il paziente cala del 10% per ogni minuto che passa. Pertanto, se il mezzo di soccorso (che sia ambulanza o automedica) rimanesse imbottigliato nel traffico, il destino della persona sarebbe segnato. Solo il 15% delle persone che assistono ad un ACR procedono ad effettuare il massaggio cardiaco, secondo i dati dell’Italian Resuscitation Council, l’organo italiano che stabilisce e diffonde le linee guida per la rianimazione a livello nazionale. Come fare per risolvere questa grave piaga e sensibilizzare ulteriormente il cittadino? Innanzitutto cominciando a formare i bambini fin da piccoli, come previsto dal progetto europeo “Kids save life”. Mediante una serie di brevi corsi, i bambini, a partire dai 6 anni, verranno educati a chiamare un’ambulanza e riconoscere i segni di un arresto cardiaco. Andando avanti con l’età, i ragazzini apprenderanno le manovre per effettuare una rianimazione cardiopolmonare dalla A alla Z già a 12 anni, senza aver bisogno di un aiuto da parte degli adulti, solitamente più soggetti al panico da emergenza. In questo modo si creerà una generazione cardioprotetta, pronta, competente ed educata a mettere in pratica i protocolli giusti al momento giusto. Ora mi rivolgo a voi, o lettori, e vi chiedo un grosso favore: viviamo in una società sempre più distaccata dove ci disinteressiamo sempre di più del prossimo: siate diversi, aiutate il prossimo e provate anche voi a seguire corsi sulla rianimazione presso gli enti che li fanno. La paura non salva le vite, voi invece potete farlo.
Cosimo Savelli 4E

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