Liceo Classico "Galileo" di Firenze

Docente responsabile Paolo Boschi

Internet: un mondo per umani o per bot?

Sembrano creature uscite da un libro di Asimov, ma sono una parte integrante della realtà odierna, tanto da costituire più della metà delle utenze di internet: stiamo parlando dei bot, esseri digitali con molteplici funzioni, programmi automatizzati con scopi utili oppure dannosi.
A documentare questo sorpasso degli utenti in carne ed ossa da parte di questi nostri “cugini digitali” è il rapporto stilato annualmente da Incapsula, ovvero il Bot Traffic Report, che ha anche fornito le percentuali dei bot dividendoli in utili (buoni) e dannosi (cattivi): purtroppo a farla da padroni sono i gemelli malvagi, col 29,1% del totale contro il 22,9% della controparte positiva. Il totale, ossia il 51,8%, è aumentato dall’anno scorso di quasi cinque punti percentuali, visto che nel rapporto precedente essi registravano solamente il 47% delle presenze online.
Ma cosa sono esattamente questi bot? Si tratta di programmi automatizzati, ideati per fornire servizi vantaggiosi per noi fruitori umani: ne sono esempi il “medico” che sorveglia lo stato di salute di un sito o di una rete, oppure il “traghettatore” incaricato di trasformare una piattaforma al fine di adattarla al dispositivo dell’utente. Fin qui tutto bene, se non fosse che col tempo sono stati creati altri bot con scopi maligni, come i “camaleonti” in grado di assumere identità diverse per eludere i sistemi di sicurezza, o i “seccatori” capaci di bombardare qualche sito di richieste per farlo collassare, o ancora gli “spammer” che pubblicano ininterrottamente link malevoli per ingannare gli utenti, e così via.
Parlando di numeri all’interno delle sottocategorie di bot, i “traghettatori” vincono facilmente fra i buoni, più della metà nel loro schieramento; hanno invece la maggioranza di cattivi i “camaleonti”, divenuti protagonisti sempre più spesso di attacchi informatici. I meno diffusi, invece, sono rispettivamente i “dottori” e gli “spammer”.
Un’ultima nota va infine al modo in cui le piattaforme varie siano oggetto di attenzione da parte dei bot, attenzione che varia col tempo. I siti appena creati vengono infatti visitati in stragrande maggioranza dai bot rispetto agli umani, mentre quelli già consolidati ricevono molte meno visite da questi utenti virtuali.
Lorenzo Paciotti 4E

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