La tutela dei diritti: la donna e il lavoro

Il lavoro è il mezzo fondamentale attraverso il quale l’uomo trova la sua realizzazione personale, garantendo nel contempo il sostentamento materiale per sé e la propria famiglia.

    Al giorno d’oggi, questo importante strumento non è più esclusivo appannaggio maschile: anche la donna, infatti, dopo lunghe battaglie per la rivendicazione dei propri diritti, può aspirare all’autoaffermazione in ambito lavorativo, emancipandosi dal suo antico e unico ruolo di moglie e di madre.

L’apertura della società alle donne che lavorano ha però messo in luce alcuni problemi che la lavoratrice si trova ad affrontare e che riguardano principalmente il diritto alla parità.    Tutti i lavoratori, ad esempio, devono affrontare i pregiudizi legati alla disparità di percezione tra i lavori detti “intellettuali”, più qualificati, e quelli “manuali”, meno qualificanti, come riporta Washburne nel suo “L’educazione per la scelta di una professione”; la sola donna, però, si trova a far fronte all’ulteriore distinzione tra lavori femminili ritenuti conciliabili con i doveri familiari, e i lavori maschili, idonei ai soli uomini e che spesso le vengono preclusi.

   Infatti nonostante l’articolo 4 della Costituzione riconosca a tutti i cittadini il diritto al lavoro, le cronache ci parlano di un’assistenza all’infanzia carente che di fatto agevola poco la condizione di una madre che lavora. Inoltre la maternità è troppo spesso un fattore discriminante in caso di licenziamento, e questo aspetto, oltre che ledere la dignità delle donne, contravviene chiaramente allo Statuto dei lavoratori che stabilisce la giusta causa quale condizione necessaria per il licenziamento del lavoratore.

   Di contro si può affermare che in alcuni casi la condizione di maternità venga sfruttata per godere delle tutele e delle agevolazioni come ad esempio il prolungamento del congedo lavorativo al solo scopo di differire il più possibile il rientro sul posto di lavoro. Appare chiaro che questa pratica abbia ripercussioni negative, purtroppo sull’intera popolazione femminile che lavora, anche sulla maggioranza consapevole dei propri doveri e responsabilità verso il mondo del lavoro.

   In conclusione, appare dunque importante sottolineare come la società oggi fatichi a riconoscere il diritto alla parità, benché ci siano delle leggi costituzionali atte a garantirlo esplicitamente. Ci troviamo di fronte ad una pericolosa separazione tra Stato e società che può portare ad abusi soprattutto in un momento storico delicato nel quale la disoccupazione giovanile tocca uomini e donne in egual misura. Lo Stato e il cittadino sono quindi chiamati entrambi l’uno a tutelare, l’altro a rispettare le regole che sono già scritte nella Costituzione della nostra Repubblica, e che devono essere instancabilmente applicate a tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, poiché uno Stato che tutela la donna che lavora tutela, di fatto, l’intera società del futuro.

Per la Redazione, Di Biase Martina IV  SERALE

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