Oscar 2017: la magia si ripete

Gli anni passano mentre gli Oscar non passano proprio mai. Una delle serate più attese, agognate, sognate da milioni e milioni di spettatori in tutto il globo, si è magicamente conclusa in quel di Los Angeles, la notte del 26 febbraio scorso, allo storico Dolby Theatre, con dei risultati più o meno prevedibili per i più o meno cinefili/appassionati, ma comunque sempre molto interessanti e degni di nota. Quest’anno, come a rendere alquanto più movimentata la serata, c’è stato un colpo di scena senza precedenti, quando da poco in Italia erano passate le sei del mattino. Tenterò di darvi qualche coordinata per orientarvi. Immaginatevi la celeberrima frase “And the winner is…” per il miglior film. Immaginatevi sentirvi dire (con ben 14 nomination all’Oscar): ” La La Land “. Ecco, immaginatevi pure, già che ci siete, che tutto quello che avete appena sentito sia fasullo, in quanto puramente uno sbaglio. Incredibile ma vero, una gaffe che passerà alla storia, quella che ha fatto assegnare il riconoscimento più importante (per il miglior film) inizialmente al pluricandidato “La La Land”: solo dopo qualche minuto di confusione, però, mentre il cast e i produttori di “La La Land” facevano i ringraziamenti di rito sul palco, i loro discorsi sono stati interrotti e sono salite sul palco le uniche due persone che sanno chi ha vinto l’Oscar prima della cerimonia. A causa infatti di un errore nella consegna della busta col nome del vincitore a Warren Beatty e Faye Dunaway, che dovevano annunciare chi aveva vinto, il premio è stato assegnato al film sbagliato. «By the way, we lost» («comunque, abbiamo perso») ha detto il produttore di “La La Land”, prima che il premio per il Miglior film venisse invece correttamente assegnato alla fine dell’equivoco a “Moonlight”. Tralasciando questa piccola defaillance, che ha comunque ravvivato la serata forse quest’anno leggermente più spenta di altre volte, tutto si è poi svolto come di consuetudine. “La La Land” è andato bene e ha vinto sei Oscar, tra cui alcuni dei più importanti (quelli per la Miglior regia, per la Miglior fotografia e per la Miglior attrice Emma Stone, per esempio) ma non ha sbancato, se si tiene conto che aveva 14 nomination e ha mancato il premio più importante. Bene per “Moonlight “– specie alla luce del colpo di scena finale – che ha vinto tre Oscar. Stessa storia per “Manchester by the sea” e “La battaglia di Hacksaw Ridge”, che hanno vinto due premi per uno. Niente statuetta purtroppo per il nostro “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi che non ha vinto il premio Oscar per il Miglior documentario, a cui era candidato. Disfatta del resto anche per Natalie Portman, che, oltre a non aver partecipato alla cerimonia causa gravidanza inoltrata, non ha portato neanche a casa l’Oscar come migliore attrice protagonista per “Jackie”: ugualmente per la Queen of Hollywood Meryl Street, candidata per “Florence Foster Jenkins”, non c’è stata alcuna vittoria, ma ” solo” l’ennesima candidatura. Miglior trucco e migliore acconciatura sono invece andati ai due italiani Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini col film “Suicide Squad”. Anche quest’anno non sono mancate le proteste e di nuovo il Dolby si è fatto portavoce di opinioni importanti circa argomenti di cocente attualità: il regista iraniano Asghar Farhadi infatti non ha ritirato il premio Oscar per il Miglior film straniero (“Il cliente”) per protesta contro il “muslim ban” approvato recentemente dall’amministrazione Trump, che ha propriamente definito «disumano». L’uomo che aveva ricevuto 21 nomination senza mai vincere, invece, Kevin O’Connell, a dispetto di ogni aspettativa, finalmente ha vinto per “La battaglia di Hacksaw Ridge”. Tanti strascichi mozzafiato, insomma, tanti luccichii (pensiamo al look spumeggiante e retrò della deliziosa Emma Stone) ma sopratutto tante tante emozioni. Ancora una volta il premio Oscar ha fatto il suo annuale dovere, rivelandosi un intrattenimento carico di sorprese, gioie e sorrisi invero… da Oscar!
Chiara Donati – Classe 4D

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