Emozioni di un bullo, prima durante e dopo l’accaduto

 

Il bullismo, essendo un fenomeno che si pratica maggiormente in gruppo, non permette al singolo “bullo” di percepire quello che sta facendo nel modo in cui lui lo percepirebbe stando solo in quanto, il gruppo, crea un’atmosfera del tutto differente a quella che si viene a creare in solitaria; per esempio stando in gruppo quello che si fa sembra tutto un gioco senza nessuna conseguenza sulla vittima e soprattutto quando si è in gruppo si pensa di fare una cosa “fica” e si fanno cose che certamente non si farebbero stando soli.

Le principali emozioni che prova un bullo prima di prendere in giro qualcuno potrebbero essere: la voglia di essere accettato all’interno di un gruppo, cosa che porta a praticare le stesse azioni commesse da parte di esso per essere visto dai membri di quel gruppo come una persona simile a loro.

Una persona potrebbe inoltre diventare un “bullo” a causa di una sua sofferenza ma anche per una sua debolezza e quindi punta a sfogarsi prendendo in giro qualcuno. Uno dei principali motivi per il quale una persona diventa “bullo”, può essere il sentimento di invidia proprio nei confronti della vittima e quindi si prende in giro quella figura per indebolirla e, infine, un’altra causa può essere la voglia di essere visto forte e “vincente” da tutta la classe.

Quando il “bullo” inizia a deridere una persona può capitare che lui non pensi di poter creare nessuna brutta conseguenza alla vittima in quanto vede il tutto come uno scherzo, ma raramente può succedere esattamente il contrario.

Soffermandosi sulla prima ipotesi si può dire che durante questa presa in giro il bullo non riesce a smettere di farlo perché il gruppo possiamo definirlo come uno “strumento” imbattibile con il quale è difficilissimo staccarsi.

Inoltre può succedere che vedendo tutto come uno scherzo non riesca a mettersi nei panni della vittima in quanto può essere difficile pensare che ci siano brutte conseguenze.

Soffermandosi invece sulla seconda ipotesi si può dire che la rabbia provata dal bullo (che può essere creata da grandi problemi familiari ma anche da altri problemi come una brutta educazione o anche quando si è maltrattati dalla famiglia)  è cosi grande da sfogarsi in un modo troppo aggressivo che anche il “bullo” stesso non ha la capacità di frenare.

Il bullo proverà delle emozioni che susciteranno ancora di più il suo stato d’animo nel periodo successivo all’accaduto.

Riferendosi alla prima ipotesi precedentemente indicata, si può dire che il “bullo” anche grazie all’aiuto di professionisti capisce meglio quello che ha fatto e capisce che anche se quello che ha fatto era per lui un gioco poteva creare gravi conseguenze alla vittima ma capisce anche che, in alcuni casi, fortunatamente le cose che ha fatto non sono “ delinquenziali” ma sono frutto della stupidità che vi è nell’età adolescenziale.

Si può dunque dire che il “bullo” in questo caso riesce anche a capire che quello che ha fatto è estremamente sbagliato ma che, non avendo creato gravi problemi alla vittima, la situazione potrebbe rientrare col tempo e con l’aiuto di professionisti ma anche tramite l’aiuto dei genitori.

Riferendosi invece alla seconda ipotesi possiamo dire che il bullo non proverà emozioni perché lui già sapeva delle possibili brutte conseguenze che poteva creare e non fermandosi (per scelta o perché non riusciva a farlo) sapeva quello a cui andava in contro.

Possiamo infine dire che le emozioni provate dal bullo sono tantissime e differenti di “bullo” in “bullo” e che variano al variare del tempo: all’inizio si vede tutto come un gioco e successivamente si inizia a riflettere su quello che si sta facendo fino ad arrivare alla conclusone di essere stati estremamente stupidi.

 

di Niccolò Taberini

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