Scuola Secondaria di Primo Grado "Puccini" di Firenze

Docente responsabile Paolo Boschi

L’essere misterioso nella penombra – Racconto

Guardavo la televisione con la mia gatta sulle ginocchia, quando, a un tratto la televisione si spense, così mi alzai a vedere che cosa era successo. Un tuono ruppe il silenzio, mi girai e vidi nella penombra una strana creatura mezzo uomo e mezzo animale con il corpo da cammello. Cercava di entrare in un passaggio da cui poter andare chissà dove… Lo seguii e dopo alcuni minuti mi ritrovai in un tunnel terroso e pieno di insetti, che sembrava non finire mai, almeno finchè non arrivammo a toccare terra . Penso che fosse casa sua.
Era disordinata e piena di scarafaggi che brulicavano da tutte le parti. Mi intrappolò in una gabbia, vicino alla sua cucina, così pensavo che mi volesse mangiare; terrorizzata, cercai le chiavi per uscire dalla gabbia e, dopo ore e ore di ricerche vane, le trovai: erano nella mia gabbia. Aprii la cella, una volta uscita mi guardai attorno per assicurarmi che non ci fosse nessuno, proseguii per quel lungo corridoio terroso finché non arrivai davanti a una porta con su scritto “non entrare”; stavo per aprire lo stesso quando una grossa e pelosa mano umida mi toccò la spalla. E con una voce grossa mi disse: “Che ci fai qui, non dovresti essere in gabbia?” Io gli risposi: “Dovrei, ma sinceramente non voglio essere mangiata”. Lui mi rispose con tono sorpreso: “Davvero pensavi che ti avrei mangiata? Non sono un cannibale, devi sapere che io in realtà sono un umano ma un giorno Key mi ha trasformato in questo orrendo essere, ma un giorno vorrei tornare come ero prima”. Così decisi di aiutarlo a tornare come prima, quindi gli chiesi come si faceva, lui mi rispose che dovevamo raccogliere il cristallo leggendario dal monte Atof che si trovava molto lontano da qui. Così decidemmo di incamminarci verso il monte Atof, e durante il cammino gli chiesi: “Perché mi hai catturato?” Lui mi rispose: “Perché non ho amici e volevo che qualcuno mi aiutasse a compiere questa missione”. Dopo giorni e giorni di cammino arrivammo al monte Atof e raccogliemmo il cristallo leggendario e lui tornò umano, non credevo ai miei occhi ,era mio padre, scomparso da un paio di anni: pensavo che fosse morto ma ora che sapevo che non era vero, venne a vivere con me nella mia umile casetta.
Altea Roselli – Classe 1E

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