Lettera di Natale dal fronte – Racconto

Il soldato inglese Richard Robertson sedeva nella sua tenda da accampamento con una lettera non iniziata e lo sguardo pensoso. Aveva così tante cose da dire, da non sapere cosa scrivere. Ma aveva una promessa da mantenere, così intinse il pennino in una bottiglietta d’inchiostro quasi vuota e iniziò: “Champagne-Ardenne , 15 dicembre 1914…” poi si bloccò non sapendo bene come continuare, cosa dire e cosa no. “Carissima bambina mia, ti ho promesso quando sono partito di scriverti spesso e, poiché si avvicina il Natale ho deciso di spedirti una lettera più lunga del solito, prima di tutto voglio dirti che, poiché non posso mandarti regali di Natale né torte né caramelle per festeggiare il 25 dicembre, prometto che quando tornerò a casa ti comprerò qualcosa che ti faccia impazzire dalla gioia e che desideri da tanto. Questa guerra finirà prima o poi e ti giuro che tornerò a casa per riabbracciarti, presto”. Prima di scrivere e mettere nero su bianco i suoi pensieri, Richard soppesava le parole, le guardava e sceglieva solo le più belle e le più adatte a finire la lettera; scriveva in modo strano, storto, come se la penna avesse furia di staccarsi dalla sua mano.
“Come state tu e la mamma? Questo gelido inverno è così freddo anche lì a Brighton? Qui si congela… Tira un vento che sembra volerci spazzare via tutti! Adesso ti saluto sperando di poterti rivedere presto e ti mando un forte abbraccio e il mio augurio di un felice Natale! Con affetto, papà”. Il soldato posò il pennino, chiuse la busta in cui aveva riposto con cura la lettera, ripromettendosi di farla spedire al più presto e si addormentò. L’indomani Richard si svegliò e, dopo che il generale ebbe finito di spiegare le direttive per la giornata andò da uno degli addetti alla posta dei soldati e gli diede la lettera. “Nome, cognome e reggimento” disse l’omone che aveva davanti. Richard, spavaldo rispose: “Richard Robertson dell’ottavo reggimento sotto il tenente Redford”. L’omaccione sembrò soddisfatto: “Bene, e la devo spedire a…..” “Brighton” concluse Robertson. “Bene, arrivederla allora, Richard Robertson”.
Passarono i giorni, la lettera stava per essere spedita, gli addetti stavano sistemando in base alla destinazione e, sommersi da tanto lavoro (stava arrivando Natale!), non si accorsero che una delle tante piccole e insignificanti buste, una per Brighton, era caduta e si era “nascosta” in modo da non essere più vista. Era finita sotto una pesante cassa di legno, come ci si fosse infilata sarebbe arduo spiegarlo, ma era rimasta lì e non era stata spedita. Era un inverno freddo quello del 1914 e tutti erano congelati e giù di morale, ma c’era una cosa che faceva sorridere tutti, l’imminente arrivo del Natale. Loro, di certo, non lo potevano festeggiare, ma il pensiero delle proprie famiglie al caldo era una gioia immensa. Anche il povero Richard era felice, si immaginava la sua piccolina e sua moglie Betty in casa, a leggere la sua lettera, cosa che le avrebbe anche fatte stare più tranquille, almeno avrebbero saputo che era vivo e che stava bene, comunque abbastanza da scrivere loro una lettera. Invece non fu così, il Natale Betty e la piccola Sally lo passarono tristemente, alla finestra, a pensare a cosa ne era stato del padre e del marito. Senza aver avuto notizie si erano preoccupate e stavano in pena. Ed è strano notare che la causa di questo dolore era una semplice lettera scritta da un soldato di fanteria che voleva far stare tranquille la moglie e la figlia mai consegnata…
Viola Maestri – Classe 3C

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