Frutta: la soluzione per rendere più popolari le mense scolastiche?

Sono tanti i progetti e i cambiamenti che vengono operati nelle mense scolastiche allo scopo di una dieta più salutare per gli studenti, ma non tutti sono d’accordo. Uno dei programmi più discussi, sia positivamente che negativamente, si chiama “Frutta nelle scuole”, introdotto dal regolamento (CE) n.1234 del Consiglio del 22 ottobre 2007 e dal regolamento (CE) n. 288 della Commissione del 7 aprile 2009. L’obbiettivo è quello di incentivare il consumo di frutta e verdura nelle scuole proponendole nella merenda di metà mattinata. I bambini mangiano più volentieri una banana o un grappolo d’uva durante la ricreazione che a fine pasto e quando si siedono a tavola per il pranzo, avanza meno cibo nei piatti.
È questo il risultato di un monitoraggio nelle scuole di Milano Ristorazione aderenti al progetto. Dallo scorso settembre, sono 76 le primarie che hanno deciso di partecipare, per un totale di 21.500 bambini. Ciò ha portato ad una riduzione progressiva dell’abitudine di mangiare merendine, registrata con soddisfazione da insegnanti e genitori. Oltre al consumo maggiore di frutta, però, c’è anche un altro dato interessante. Da quando è partita l’iniziativa, gli avanzi del pranzo sono diminuiti, il livello di gradimento dei pasti aumentato. “Una bella abitudine – afferma Giovanna Mezzatesta, preside della Rinnovata Pizzigoni – da noi ci sono perfino insegnanti volenterose che durante l’intervallo si portano lo spremiagrumi e preparano la spremuta di arance per tutti”.
Mentre le primarie di Milano si mostrano più che favorevoli, a Bologna sono sorte proteste da parte dei genitori in rapporto alla stessa iniziativa. Anche qui, in quattro scuole elementari, sono state mandate al bando merendine, pizzette e focaccine, per la merenda di metà mattinata. L’adesione al progetto è stata presa però come un’ingiusta imposizione; “Abbiamo solo paura che la prossima decisione sia l’introduzione di una buona dose di olio di ricino, che fa tanto bene ai bambini” ironizza un genitore. La delibera è stata votata dal consiglio d’istituto: 13 a favore, un astenuto. Eppure, appena la lettera è arrivata alle famiglie si è accesa la discussione. “Un’imposizione inaccettabile – ha accusato una madre – darò comunque una pizzetta a mio figlio.”
Tutto era partito lo scorso settembre, quando venne proposto di sostituire il latte a metà mattinata con la frutta. La proposta non fu accolta, si pensò così, in seguito, di affiancare la frutta al latte ed eliminare le merendine.
Nonostante le accuse dei genitori, il progetto permane allo scopo di educare i bambini ad un’alimentazione più sana ed equilibrata, anche se in alcune scuole i tentativi non sempre sono stati apprezzati. É il caso di alcuni istituti primari fiorentini che, oltre al progetto “Frutta nelle scuole”, hanno apportato modifiche ai pasti della mensa per renderli più ‘local’. Adesso i bambini pranzano, non solo con piatti biologici e vegani, ma anche con tipici cibi della cultura Toscana. A primo impatto può sembrare un buon progetto, che abitua il palato dei più piccoli a cibi, non solo più sani, ma anche tradizionali. Ma non tutti la pensano così: pare che ai bambini non piacciano né la ribollita né la quìnoa; ciò comporta che tornino a casa affamati, con lo stomaco vuoto. “Saltare il pranzo per poi abbuffarsi a merenda e a cena significa rischiare l’obesità da adulti” ha protestato una madre “Il 40% dei bimbi non mangia. Ammettete di aver sbagliato e tornate ai vecchi menu”.
Le accuse aumentano e sono sempre di più i genitori contrari. Va bene cercare di educare i bambini ad un’alimentazione sana, ma quando anche i risultati dimostrano che i provvedimenti presi non… ‘fruttano’, forse è il caso di fare qualche passo indietro.
Alessia Priori – Classe 1B

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